È possibile disgiungere un’emozione (così come un’intuizione, un vissuto, un’idea) trasfigurandola in direzioni diametralmente opposte ma allo stesso tempo così inevitabilmente complemetari tra loro, tanto da dilatare quella stessa emozione di partenza, travalicandone i confini?
Secondo Nevio Scannabucci – pittore, scultore, poeta, scrittore fiorentino – sì.
Da circa quattro anni, insieme ai ragazzi del Progetto Golem, l’eclettico Nevio sta portando avanti questo tipo di discorso con la forza e l’entusiasmo di sempre, uniti ad una sagacia tecnica particolarissima maturata nei lunghi anni di attività.
Grande esperienza dunque: esperienza che l’artista toscano – tenetevi forte – metterà presto a disposizione della Fucina!
Proprio così.
L’intento è appunto quello di integrare proficuamente l’arte pittorica con una serie di suggestioni poetiche trasversali (ma non solo), al fine di innestare un meccanismo virtuoso di crescita condivisa e condivisibile del quale poter fruire, tanto a livello di singolo quanto più di comunità viva e pulsante. Una sorta di modello di Todeau, in pratica.
E’ un bell’impegno, una bella sfida, certo…
Una sfida che faremo il possibile per vincere: qui naturalmente, insieme, alla Fucina Trapella.
chicotrapella - mercoledì, 31 gennaio 2007 | Permalink | commenti (7)
tags: generale, collaborazioni
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J. J. Apollinaire nasce ad Avignone nel 1942 e rappresenta tuttoggi il massimo esponente dell’astrazionismo di ricerca, scuola di pensiero (e d’azione) che vede il suo massimo sviluppo nella seconda metà degli anni settanta. Cresciuto in una famiglia benestante, all’età di soli quindici anni Apollinaire ripudia le proprie origini spinto da quello che più tardi definirà le foyer imperissable, un ardore insopprimibile che lo condurrà ben presto ad una vita tempestosa, spesso ai margini della società civile. A ventunanni, dopo una reclusione di sei mesi nelle gelide carceri di Nizza, Apollinaire, già duramente provato nel corpo e nella psiche, si ritira in un minuscolo borgo nei pressi di Rennes le Chateau, sui Pirenei, sotto falso nome. Lì rimarrà per nove lunghi anni, nell’anonimato e nella solitudine più totale, tanto che la sua famiglia, persa ogni speranza, lo crederà morto. Apollinaire vive quel periodo completamente da eremita, senza alcun contatto con il mondo, intraprendendo un viaggio interiore durissimo che sorprendentemente, ma anche tanto dolorosamente, ricucirà un po’ alla volta quel lacerante strappo con la realtà circostante.