Brano intenso, intensissimo, quello che ho intenzione di proporre oggi. Brano duro, lucido, asciutto, di rottura. Brano tratto da “La guerra di Roscoe”, il tagliente saggio-denuncia del poliedrico e mai scontato Giulio De Rimondi (tanto acclamato dai nostri lettori), il quale anche in questa occasione non esita a prendere posizioni nette, talvolta scomode o impopolari, ma certamente sempre intellettualmente oneste, oltre che assai articolate e mirate. Le critiche mosse dall’amico Giulio alla società e ai suoi modelli distorti sono sferzanti e dirette, ed invadono con forza inaudita anche le coscienze del singolo, scrollandole perentoriamente dall’atavico torpore a cui troppo spesso, troppo spesso, tutti noi purtroppo siamo soggetti. Parole pesanti come macigni dunque, parole che mai come ora chiedono spazio ad una attenta, ponderata riflessione.
Ancora una volta, buona lettura.
 
“…Riconquistare il vero, con l’impetuoso coraggio della passione, sovvertendo e soverchiando, riappropriandosene, ogni volta, e ancora, e ancora. Come se un prezioso giovenco d’onice fosse lì ad aspettarci, al centro del labirinto, incommensurabile compenso d’una campagna d’armi trionfale. Strategie d’attesa, tattiche di rivalsa, è tutto qui. Non c’è altro. Se non la vecchia storia, quella del lupo e della pecora. E di società malate.
Società che si nascondono, bieche, dietro asettiche maschere di keronite. Società miserabili e torve, artefatte, così manifestamente occulte, glitterate di fiele bruciante che acceca le menti. Assuefatti dall’odio le giustificheremo. Anestetizzati dai media persevereremo, scioccamente, nel raggiro di noi stessi. Annichiliti dal ricatto ci assopiremo insieme alle nostre coscienze.
Quanto ancora potremo resistere? Quanto ancora? E’ assurda e disumana, questa farsa in pompa magna! E noi no, noi non siamo nati per questo, diamine!
Il mondo intero dovrà saperlo: io non ci sto.
Non ci sto ora. Non ci starò mai. Mai. Mai. Mai!
E ancora mai.
Tenetevi allora i vostri setacci patinati, le vostre ridicole illusioni, i vostri giocattoli di cartapesta. Le vostre squallide smanie, la vostra spocchia del cazzo – sì, del cazzo, dico del cazzo! – con buona pace dei benpensanti. E ‘fanculo anche a loro. Se cercavate un complice, sappiatelo, avete fallito, fallito pesantemente.
La fitta nebbia di senso che ora ci avvolge offusca ogni cosa, ne svuota il nucleo, ne succhia il vigore, avvilendo anche i fervori più limpidi. Perduta gente del deserto freddo, basculiamo sordi nella nostra stessa ombra. Viandanti rapidi al passo, pieghiamo il capo dinnanzi al nulla. Ma non sarà così per sempre, no: chè la fenice non ingoia fiele in eterno, né di polvere si nutre, pur traendone sostanza per la gloriosa rinascita.
Allo stesso modo, se noi sapremo vedere oltre, e se sapremo resistere, unendo gli sforzi in una sola grande, fattiva biomassa, allora sì, forse, avremo una speranza. Una. Quella di cui abbiamo più bisogno.
Per vedere la luce in fondo al labirinto. E far sì che quel magnifico giovenco, un giorno, possa ssere nostro…”
chicotrapella - martedì, 27 marzo 2007 | Permalink | commenti (14)
tags: cultura, riflessioni, letture, autori, sperimentazione
La dicotomia sostanziale-immaginifico è questione vecchia come il mondo. Fiumi e fiumi di inchiostro sono stati versati sin dai tempi antichi (pensiamo per esempio a tutta quella parte più reazionaria e “spregiudicata”, per così dire, dell’universo ellenico-classico), fino ad arrivare alla lucida contemporaneità dei vari Cazeaux, Stodal, Wilson e alla scuola brandeburghese piuttosto che a quella belga di fine novecento.
Ma oggi, agli albori del secondo millennio, in che termini dobbiamo affrontare l’argomento? E’ ancora attuale la cosiddetta cultura della “ragionevolezza d’intenzioni”, tanto sbandierata da Leitz e soci? (Con una buona dose di supponenza, aggiungerei, se mi è consentito). E se questa premessa è vera, allora il nostro approccio critico non richiederebbe forse una decontestualizzazione programmatica e puntuale? E’ lecito domandarselo, almeno?
In altre parole, come si deve porre lo sperimentatore odierno (costretto a lottare ogni giorno col coltello tra i denti - non nascondiamocelo - in un sistema per tanti versi ostile, opprimente ed oppressivo) di fronte ad una divisione così netta ed incalzante?
Parliamone.
chicotrapella - venerdì, 16 marzo 2007 | Permalink | commenti (24)
tags: cultura, riflessioni, generale, dibattiti, sperimentazione