Non è senza un pizzico di orgoglio che mi accingo a riportare qui di seguito l'articolo pubblicato sul numero di questo mese di frontiere d'inchiostro, nel quale Franco Monvalle parla di noi, del nostro lavoro e del nostro blog, non lesinando parole di elogio e di stima; belle parole davvero, parole che ci gratificano e ci danno la forza necessaria - se mai ce ne fosse stato il bisogno - per continuare a migliorarci in questo nostro grande impegno. E' un po' una conferma, se vogliamo, del fatto che la strada che stiamo percorrendo – insieme a tutti voi, certamente – è proprio quella giusta.
Grazie di cuore.
"In una panorama bloghereccio sempre più grigio, tristanzuolo ed indolente, sempre più chiuso in se stesso, avvolto dal torpore, così restio a muovere un solo muscolo per uscire dalla sterile fanghiglia dell’autoreferenzialità in cui giorno dopo giorno parrebbe sguazzare, non accorgendosi viceversa di stare sprofondando, tragicamente sprofondando risucchiato dal cupo abisso della mediocrità di contenuti, in uno scenario così lugubre e sconsolante, ecco, inaspettato, giungere a noi un barlume. La speranza non è morta. No. Rallegriamoci ed esultiamo, perché non tutto è perduto. E’ cosa davvero rara avere la fortuna di imbattersi in simili riflessi di fulgida luce, di cristallina passione, di così spiccata temerarietà artistica, di questi tempi. Eppure può succedere. A noi è successo. Sì, perché Fucina Trapella (col suo spazio web www.fucinatrapella.splinder.com) è stata molto di più che una piacevole scoperta. Non stiamo parlando infatti di un semplice blog d’informazione, né di divulgazione spicciola, e nemmeno di avanguardia da quattro soldi. Il progetto che c’è dietro è di portata ben più ampia. Basti dare un’occhiata ai suoi ideatori, Carlo Trapella su tutti. Il carismatico, eclettico professore milanese d’origine e bolognese d’adozione (già noto per i suoi famosi quanto non convenzionali seminari oltre che per i suoi studi filologico-umanistici, nonché profondo conoscitore del substrato letterario francese della seconda metà del novecento) è di fatto – per fama e meriti – il garante numero uno della solidità della proposta. Ma non vanno certo dimenticati collaboratori di spessore come Azeglio Cacciot, Nevio Scannabucci, Putrelli, Benassi, Ciocco, Bastelli, Di Donato di Cassiopea ed altri, chiamati a sostenere concretamente, sul campo, una linea editoriale dalle evidenti contaminazioni cyber-accademiche (che tanto hanno attinto dal metodo Kobayashi). E’ un progetto serio e senza dubbio ambizioso. Il lettore stesso è chiamato ad interagire fattivamente e a farsi promotore, in prima persona, dei progressi di ricerca sperimentale che il sito si propone, quasi a dire che dal letargo ci si può risvegliare, che si può e si deve!, se lo si desidera veramente. Gli input lanciati – mai a caso – dallo staff della Fucina sono spesso illuminanti, veri e propri fendenti che centrano il bersaglio, che scuotono le coscienze critiche, che smuovono e scavano, pazientemente, caparbiamente. E’ una pratica anche faticosa, certo, ma necessaria, come ha sempre tenuto a ribadire lo stesso Carlo “Chico” Trapella, il quale prospetta ora nuovi scenari, nuovi contributi e nuovi sviluppi per questo meccanismo virtuoso che è ancora giovane, sì, ma che a maggior ragione tanto, tanto ancora può regalare a questo nostro paese così appiattito nella forma e nella sostanza. Ce n’è davvero bisogno.”
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