Così mi espressi qualche tempo fa – lo ricorderete – al termine di un duro, durissimo sfogo a proposito dell’annosa questione template. E a livello concettuale, ci tengo a precisarlo, la mia posione non sarebbe, o meglio non è, cambiata di una sola virgola. Se non che.
Se non che un mesetto fa, in maniera del tutto fortuita a dire il vero, conversando del più e del meno col mio amico Igor, titolare dell’omonima Triplat Design, salta fuori questa cosa. Ed ecco che lui – il solito incontenibile vulcano di idee – me la butta lì, tanto per. No, non ne voglio nemmeno sentir parlare, rispondo io. Figuriamoci. Insisto, mi fa lui. No, no davvero, ribatto io: la Fucina è sostanza, non mero involucro, non vuota crisalide. Eppure se io… Senti Igor, ti ho già detto… Ma ti assicuro che… Sei testone eh! Chico, ascoltami… No! Sì! Ma. No. Sì. No. Sì. No. Sì. No. Beh, insomma per farla breve: sì. Dannato Igor, vecchia carcassa putrescente. Sì.
Ed eccoci qua.
Il risultato è sotto i vostri occhi, lo vedete, ed ora devo essere onesto al cento per cento: non me ne pento affatto. Al contrario. In neanche venti giorni Igor e il suo team hanno partorito un layout che è un’autentica chicca. Snello, lineare, senza fronzoli. Essenziale, diretto, sincero, in pieno stile Fucina. Sobrio di quella sobrietà che sa di autorevolezza, non di scialbo minimalismo. Audace e moderno (si potrebbe già parlare tranquillamente di nuovi dettami stilistici per il 3.0 – o almeno così mi dicono), ma che al contempo ci rimanda con la mente a tutta una serie di importanti richiami artistici del passato, uno su tutti l’evidente tributo all’Incudine di Moreau che si staglia, massiccia ed imponente, ad accogliere sotto di sè ed in sè l’avventore di turno. Un vero e proprio bastione metallico in grado di conferire protezione e ristoro, ma non solo. L’allegoria è fin troppo lampante se stiamo parliamo di una fucina. Ed ecco allora che prontamente fa la sua comparsa anche il fuoco, altro elemento decisivo; il fuoco con la sua energia e il suo dirompente calore, fuoco che tutto modella e plasma, trasfigurando, mutando, forgiando e rimodellando ancora. E’ incredibile come sia stato possibile racchiudere un potere evocativo di tale portata in una manciata di pixel, eppure quel semplice rettangolino del logo, se possedesse il dono della parola, ci direbbe esattamente questo. Pare di sentirlo.
Ancora due parole sul sottotitolo del blog, che come avrete certamente notato è stato lievemente riadattato. Fucina Trapella rimane tuttora un avamposto, così come recitava il vecchio slogan, e ne conserva in toto lo spirito. Sotto questo aspetto ci tengo a rassicurarvi (lo dico perché immagino che alcuni di voi, probabilmente, avranno storto il naso). Abbiamo ritenuto però opportuno soffermarci su quelli che per noi, ad oggi, rappresentano i tre concetti cardine della nostra esperienza: sperimentazione, divulgazione, cultura. Quale sconfinato universo si apre al dolce suono di queste tre parole! Abbiamo intenzione di esplorarlo ancora, questo universo, e vogliamo farlo proprio così, alla nostra maniera, a muso duro e senza scendere mai a compromessi. Eh no, mi spiace, su questo aspetto non transigo. Sperimentazione, divulgazione e cultura sono e resteranno sempre imprescindibilmente ed indissolubilmente legate tra di loro, ma se ad una, se ad una soltanto verrà imposto un bavaglio, ecco, allora sarà la fine. Da qui la provocazione: quel cultura senza mutande che vuole significare cultura vis-à-vis, ovvero cultura senza nascondimenti, senza legacci, dunque senza vergogna e dunque senza veli.
Ce la faremo, lo so, lo sento.
Nel frattempo, buone feste a tutti voi.
chicotrapella - martedì, 18 dicembre 2007 | Permalink | commenti (16)
tags: cultura, generale, manifesto, mutande, arte visiva, template o templates
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