Interessante il quesito che ci pone Riccardo da Padova, lettore attento e preparato. E' ragionevole - ci chiede il nostro amico Riccardo - considerare il fitting testuale di Jean Jacques Apollinaire come ante litteram rispetto alla più recente metodologia Einhornn & Finkle? E se sì, quali le analogie? Quali i punti in comune?
Beh, rispondere in poche righe non è certo impresa facile. In primo luogo, caro Riccardo, occorre operare una netta distinzione di intenti, ancor prima che di modus operandi. Cosa non di poco conto se desideriamo bypassare il solito, banale, vecchio errore commesso da taluni sedicenti epistemologi - veri e propri avventurieri, io li definirei piuttosto -, Righetti in primis. Contesto storico quindi. Mai, mai da sottovalutare laddove si desideri approntare una analisi anche solo squisitamente tecnica. Guai.
Detto questo, le differenze sono molteplici e di entità assolutamente non trascurabile, ma è vero anche che esiste una linea sottile, un minimo comune denominatore che ha portato più di uno studioso, da Stodal fino alla nostra Lanari, a credere che sì, l'influenza apollineriana sul metodo Einhornn & Finkle sia stata enorme, nonostante le reiterate smentite da parte dei due demiurghi statunitensi.
Buffo, estremamente buffo il tentativo di arrocco da parte dei due studiosi poichè anche un neofita si renderà presto conto che il Crivello di Einhorn non solo è una approssimata imitazione del Crivello di Eratostene, furbescamente smussata all'occorrenza, ma ancor di più va a ricalcare passo passo i punti nodali della scansione progressiva apollineriana (teorizzata ventisette anni fa!) in una squallida - e mi assumo la responsabilità di quello che dico - operazione di mirroring. E' bene chiarirlo questo aspetto, e da subito, a mio avviso. Più di una rivista di settore è incorsa in svarioni del genere.
Certo, Aynor opera sette scansioni consequenziali e Apollinaire ne fa solo tre, con cut-off predeterminati, ma che significa? Lo conosci il detto molto fumo e poco arrosto, caro Riccardo? Beh, non ti nascondo che già dalla prima volta in cui mi sottoposero il fascicolo Finkle & Einhorn, a tratti faticavo a respirare. Sul mio capo incombeva una cappa opprimente e fastidiosa. Lugubre. Fosca. Un po' la stessa sensazione che avverto quando mi imbatto in un Righetti ad esempio (ancora lui, l’avventuriero) il quale da mesi va ripetendo come una triste marionetta la stessa grottesca filastrocca: che la congettura di Aynor è innovativa, rivoluzionaria, che aprirà senz'altro nuovi orizzonti nel campo del fitting testuale... Poveretto. Ma davvero. Son trentanni che quell'orizzonte è spalancato, per la mistocchina fritta! Andiamo! Finiamola con questi luoghi comuni! Quello che mi dispiace è che Righetti (e poi la smetto di citarlo, chè ogni volta mi procuro una stomatite aftosa) sembra crederci veramente. Non so davvero cosa gli passi per la testa. Forse ha qualche problema di salute, non so, non capisco. Bontà divina, come diavolo si fa dico io? Come si può pensare anche solo per un minuto di equiparare la sequenza finkleriana al modello di Abbot? Come è possibile mettere sullo stesso piano concetti antitetici quali il Grande Magnete e il Bosone di Higgs, solo perché magari ne ha sentito parlare al telegiornale della sera? Che castroneria è mai questa? Ma ci rendiamo conto? E’ paradossale. Non puoi ogni due per tre tirarmi fuori il Rasoio di Occam, così, pour parlè, soltanto per dar aria ai denti. Quando Righetti non sa cosa dire tira fuori il Rasoio di Occam, oh, stanne sicuro caro Riccardo. Si sente fico, lui e il suo Rasoio. Si sente importante, lui e il suo rasoio. Non sa fare una “O” col bicchiere però c’ha sempre un fottutissimo Rasoio di Occam a portata di mano, ‘sto cialtronazzo. E l’ho nominato ancora, mannaggia a me.
In ultima analisi: per sostenere certe tesi o si è degli squilibrati o si è in malafede, anche se io propendo per un cinquanta e cinquanta, onestamente. E questo è quanto.
Non conosco il tuo percorso, amico Riccardo da Padova, non so quali studi tu abbia portato avanti ma su una cosa converrai con me: c’è ancora tanto da lavorare. C’è tanta ignoranza, tanta, troppa in questo ambito, anche in coloro i quali si spacciano per esperti o massimi conoscitori. Occhio, Riccardo. Occhio. Antenne dritte e diffida sempre da certi personaggi, specie se ti spiattellano in faccia un Rasoio. Fuor di metafora: non permettere che ti rapinino il cervello! In particolar modo mi riferisco a Righetti se non l’hai capito.
Avrei voluto scendere più nel dettaglio per farti comprendere meglio alcuni passaggi importanti della scansione apollineriana, che come avrai intuito non reputo affatto, affatto e ancora affatto inferiore a quella partorita dai due pur stimabili colleghi americani. Ma il problema è che mi sono decisamente già dilungato troppo, è tardi, sono stanco e soprattutto mi è venuto un terribile mal di bocca, caro il mio bel Riccardino. Stomatite. Accidenti a te e a Righetti.
chicotrapella - venerdì, 19 settembre 2008 | Permalink | commenti (3)
tags: cultura, riflessioni, autori, stroncature, dibattiti, malafede, tecniche pratiche
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