42. Sto parlando di quarantadue TV-color letteralmente fran-tu-ma-ti. Distrutti, annichiliti, disintegrati. Per sempre.
Quando si dice un successo oltre ogni aspettativa.

 

Grazie.

Al genio di De Rimondi, ma soprattutto GRAZIE A VOI, una volta di più.


E' stata davvero una bella serata, da ricordare.
chicotrapella - mercoledì, 03 ottobre 2007 | Permalink | commenti (8)
tags: cultura, appuntamenti, servizio, collaborazioni, sperimentazione
Quello che sto per annunciare farà la gioia di molti di voi, lo so bene. In tanti ce lo avevate chiesto, davvero a gran voce, davvero con appassionata insistenza, ed eccoci qui: il popolo chiede, la Fucina risponde.
Mi scuso per l’assenza più prolungata del previsto, ma abbiamo letteralmente fatto i salti mortali per organizzare questo evento, che come sempre non sarebbe stato possibile se non grazie alla preziosa ed insostituibile collaborazione di Azeglio Cacciot e il suo staff del Mercuriale. Grazie di cuore ragazzi, grazie per la passione che ci mettete ogni giorno! E grazie anche ad Edizioni Cassiopea, che continua a credere in noi e che ha deciso una volta di più di accompagnarci per mano nel nostro cammino di sperimentazione e ricerca.
Ma basta con i preamboli, ora, e veniamo al dunque! Non è senza emozione che, ancora una volta, sto per darvi appuntamento al Centro Civico Serroni, in via del Pratello a Bologna, Sabato 29 Settembre alle 21:00 per
 
L’INGANNO DEGLI INGANNI
un monologo di C. Simon
riadattato, rivisto ed interpretato da
Giulio De Rimondi
 
Ecco: il post potrebbe tranquillamente essere chiuso qui.
Qualsiasi discorso rischierebbe di risultare superfluo, in casi come questo, eppure due parole vorrei spenderle ugualmente a favore del grande, irreprensibile Giulio. In qualche modo glielo si deve, per onestà intellettuale ma non solo: glielo si deve per gratitudine, verrebbe da dire, perché il lavoro di questi anni ha arricchito ognuno di noi di una forza nuova, sorprendente, costruita con dedizione ed audacia per mezzo della costante e delicata manovra operata da Giulio nel reinventarsi, giorno dopo giorno, di parola in parola, nel rimettere in discussione tutto attraverso se stesso, che nella sua personalissima visione del reale equivale a mettere in gioco in primo luogo se stesso, attraverso il tutto. E capite bene quanto si tratti di una logica tutt’altro che comoda, tutt’altro che semplicistica.
Il Giulio De Rimondi scrittore lo conoscete. Probabilmente meno nota ai più è la straordinaria attitudine teatrale del De Rimondi, la sua propensione scenica, l’irresistibile e prostetnico carisma comunicativo unito ad una raffinatezza di pensiero non comune, doti che indiscutibilmente hanno fatto e fanno di lui un artista completo, a tutto tondo.
De Rimondi non è nuovo ad estroflessioni di questo genere. Così come fece nel 2001 con la fortunata trilogia (sempre di Simon) del Bambino Cresciuto, che tanto successo riscosse nelle banlieu parigine, egli ha voluto curare personalmente ogni singolo aspetto della rappresentazione, trasformando il già articolato monologo di Simon in uno spettacolo pirotecnico all’interno del quale il pubblico gioca un ruolo chiave. Del resto, come sappiamo, De Rimondi ha fatto della sua vocazione alla polemica, alla provocazione, alla denuncia non solo un segno distintivo, ma una vera e propria misson sociologica.
Ecco che allora quella che dapprima potrebbe sembrare una abbozzata introflessione onirica si va schiudendo poco a poco, lambendo stralci di visceralità assoluta, fino alla vertigine; da qui la folle, disperata discesa che inevitabilmente dovrà condurre il singolo ad una comune presa di coscienza, abbandonando ogni cieca logica manichea a favore di un più consapevole agnosticismo sociale, che per sua stessa definizione non potrà mai piegarsi alle logiche consumistiche e opprimenti dettate del sistema (inteso come controllo preordinato delle menti).
E’ chiaro che una denuncia di questo tipo diventa allora molto pesante. De Rimondi se ne assume piena responsabilità, tanto da indicare con inaudita lucidità il mezzo principe di questa drammatica opera di anestetizzazione collettiva: la televisione. E’ il topos della rappresentazione. De Rimondi, con un cinismo critico senza precedenti, scardina uno ad uno i plasticei pilastri che costituiscono, in maniera così ingannevole, la sovrastruttura massmediatica, facendoli letteralmente saltare come birilli, con una nonchalance quasi imbarazzante. E’ un’azione veramente impietosa. Non sazio di una seppur così profonda demolizione concettuale, De Rimondi intraprende una demolizione materiale che travalica la mera provocazione per assumere i contorni ben delineati della catarsi. Una catarsi collettiva. Sarà il pubblico stesso, infatti, ad offrire in olocausto il proprio televisore, immolando con esso la propria condizione di prigionia. E quando il maglio (non più figurato ora, ma che al contrario ha preso corpo, sostanza e vigore) di De Rimondi si abbatterà con violenza su ogni tubo catodico, su ogni singolo cristallo liquido, e questi esploderanno devastati in mille pezzi, o si accartocceranno tragicamente in un fragore assordante davanti agli occhi luccicanti del pubblico, in una sorta di trance distruttiva purificatrice, ecco che allora sì l’inganno degli inganni non sarà solamente svelato, ma superato. Insieme. E chissà che forse, per la prima volta, non potremo tutti tornare a casa più liberi e più leggeri, o quanto meno diversi.
 
P.S. Come consuetudine, per chi vorrà, seguirà dibattito informale a caldo con Azeglio Cacciot del Gruppo Mercuriale. Non mancate.
Sembra ieri, eppure sono già passati oltre sette mesi dall'inizio di questa piccola grande avventura.
Neanche un anno fa - ricordo quando ne parlammo amichevolmente con Luca e Azeglio, a Montpellier, giù in taverna, ospiti di Simon - la Fucina online appariva come un'idea balzana o poco più, certamente temeraria, si sarebbe detto folle. Un piccolo sogno da perseguire con l'incoscienza di un bambino - ne eravamo consapevoli, non c'era altro modo.
L
a stessa identica e così sconsideratamente lungimirante incoscienza di un bambino.
Beh, amici, di strada ne abbiamo fatta. Il sogno ha preso forma. La pazzia si è messa in moto, ha viaggiato, si è trasformata, incanalata, plasmata, ed infine si è concretizzata in una forma nuova, diversa, più alta.
Ed eccoci qui.
Sappiamo bene quanto ci sia ancora da fare e da lavorare, duramente, instancabilmente, per plasmare ancora e ancora quello che un sogno rimane, tremendamente vivo e pulsante, ma che al contempo è diventato un impegno da portare avanti con forza e dedizione, con tenacia e rinnovato coraggio. Lo sappiamo, è vero, eppure tutto ciò non ci spaventa. Al contrario. La viviamo come una sfida ulteriore, come un eccezionale stimolo che ci spronerà a non mollare mai, mai, nemmeno nei momenti più difficili. Ce la metteremo tutta, statene certi. E con il vostro affetto la salita sarà meno dura.
In attesa di risentirci su queste pagine, vi lascio con un piccolo dono: un estratto quanto mai pertinente al nostro spirito, allo spirito che ci anima. Si tratta di un passo a me particolarmente caro, che desidero dedicare a tutti voi affezionati lettori della Fucina.

[...] Possiamo essere sicuri che non sia l'uomo a trascendere se stesso? O possiamo forse pensare che le chimere del pensiero, come oscuri fantasmi, ci possano mettere al riparo ancora una volta da ciò che il tempo ha inciso sulle nostre strade? No, certo, solo la follia potrebbe illuderci di questo. Ma cos'è un bambino se non un folle? [...]

(Jean Jacques Apollinaire - S'evanouir pour renaitre - 1976)

E buone vacanze a tutti voi.
chicotrapella - mercoledì, 08 agosto 2007 | Permalink | commenti (8)
tags: cultura, riflessioni, generale, manifesto, appuntamenti
Sabato 3 marzo a partire dalle 21:15, noi della Fucina, insieme a Teatri Discordi, Edizioni Cassiopea, Azeglio Cacciot e il Gruppo Mercuriale, abbiamo il piacere di presentare l’ultima fatica di Renzo Chiodo, trasposizione scenica atipica e surreale del Badoglio di Barracini. Si tratta non soltanto di una piece artistico-sperimentale pura, improntata sulla sospensione, così come Renzo ci aveva abituato altre volte in passato, bensì di una vera e propria provocazione di senso in-compiuto strutturata in tre direzioni parallele, che mira a sollecitare il senso critico dello spettatore dal di dentro, titillandolo provocatoriamente verrebbe da dire, in un gioco di luci ed ombre ciclico e per alcuni versi spettrale, anche caustico, certamente benefico.
E’ un appuntamento importante ed insolito. Da una parte Renzo, istrionico ed imprevedibile, a declamare il tronco centrale dell’opera, addentrandosi in manovre ed empirismi da navigato teatrante della parola quale è; dall’altra Aharij Sahss, danzatrice armena di rara intensità espressiva, a rielaborare in continuo le provocazioni di Chiodo, accentuando e/o raccordando à sa guise le peculiari asprezze dell’insidioso testo di Barracini; non ultimo, il sapiente oboe di Michael Benna, chiamato a colmare di dense note il raggelante vuoto lasciato da una scenografia intenzionalmente plasticea e rarefatta.
Al termine della rappresentazione, come consuetudine, dibattito informale con il pubblico moderato da Azeglio Cacciot, nell’indispensabile tentativo di plasmare a caldo le emozioni smosse, quasi a volerle cristallizzare nel tempo e nelle coscienze di ognuno di noi.
Appuntamento allora a sabato 3 marzo, se vorrete, presso il nuovo auditorium del Centro Civico Serroni, in via del Pratello a Bologna, dalle 21:15 in poi, per il
 
Badoglio di Barracini,
(rivisitazione atipica e sperimentale a cura di Renzo Chiodo)
 
e a seguire dibattito formativo, con la gentile partecipazione di Azeglio Cacciot del Gruppo Mercuriale.
 
Non mancate.
 
N.B. A tutti gli intervenuti verrà offerto in omaggio un esclusivo CD-raccolta del musicista Michael Benna.
chicotrapella - martedì, 20 febbraio 2007 | Permalink | commenti (21)
tags: appuntamenti, collaborazioni