Forse sono io, siamo noi ad essere sbagliati. Non so più.

Forse è il nostro modo di lavorare, di fare divulgazione, di esser sempre in prima linea, di esser sempre troppo onesti, troppo trasparenti. Forse è questo, sì. Forse la blogosfera che ci immaginiamo non esiste, o non è mai esistita. Forse noi non viviamo lo strumento blog nel modo corretto, proprio come leggevo in giro da qualche parte un paio di giorni fa, su un sito di certo molto più autorevole del nostro, e con dei commentatori di gran lunga più preparati.

Forse, anzi sicuramente, abbiamo ancora tanto da imparare per saperci muovere bene in questo strano mondo così sdrucciolevole e fittizio, che per sua stessa natura non ci sarà mai del tutto congeniale credo, e che anzi, ancora oggi, non nego ci risulti oltre modo stretto.

Quello che è certo è che fa male.

Fa male perchè ci hai messo dell'impegno, ci hai investito del tempo, delle risorse, hai speso parole, hai preso contatti, ci hai messo la faccia, ti sei sbattuto, ti sei fatto un mazzo tanto. E per cosa?

Per aprire Shiny Stat, ancora una volta, dopo mesi e mesi da quel durissimo sfogo, e trovare questo:

 

- foto veline senza mutande

- le veline nude senza mutandine

- brigitta bulgari + diego conte + video scandalo

- melissa satta nuda

- melissa satta + paris hilton + britney spears = un paio di mutande in tre

- la velina senza mutande era la bionda o la mora? devo sapere

- patonze al vento

- patonze al vento come se piovesse

- guida alla sandrona 2.0

- i migliori siti porno selezionati da matteo p

- come intraprendere la dolorosa via del pugnale

- siti intimisti gratis

- "paris hilton" blog menstyle

- melissa satta + miele

- britney spears + vasca da bagno + hot gallery

- sollazzo video xxx

- mi farei la lecciso + ho dei problemi?

- se è vero che il tronista della de filippi si è trombato una pornostar coi capelli di megaloman

- se il video di brigitta bulgari e diego conte è veramente casuale come dicono + se gli asini volano per davvero

- se è vero che ninna erre è un fake di buona fattura

- se è vero che ninna erre maneggia: uovo

 

Fa male credetemi. Fa molto, molto male.

Fa venir  voglia di mollare tutto.

Soprattutto - ed è questa la cosa più sconcertante di tutte - se certe parole, prima d'ora, non ti eri mai nemmeno sognato di scriverle, se certi argomenti qui non sono mai stati nemmeno sfiorati, se il sottoscritto ignora la quasi totalità dei suddetti argomenti e, non ultimo, se certe immagini o certi filmati (come tra l'altro si può vedere dalla foto che allego in calce) non sono mai, mai, mai state pubblicate da queste parti, e voi lettori ne siete testimoni e che Dio vi aiuti. Evidentemente esiste una richiesta talmente folle e disperata da travalicare finanche le basilari leggi dell’informatica. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno preoccupante, allarmante, da non sottovalutare affatto. E’ l’apologia della patonza come tragico sintomo dell’irreversibile decadenza di una nazione. Dev’essere questo.

Non saprei che altro dire se non che sono disgustato. E basta.

Speriamo in tempi più felici.

 veline senza mutande

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


P.S. Domani parto alla volta di Marsiglia, per una importante conferenza sul Grande Magnete. Ve ne riferirò al mio ritorno, naturalmente se avrò ancora voglia di perder la salute per questo dannato spazio web. Ora come ora non so, devo essere sincero. Sono tremendamente depresso.

Au revoir,

C.T.

chicotrapella - martedì, 01 aprile 2008 | Permalink | commenti (9)
tags: cultura, britney spears, blogosfera, mutande, trasparenza, veline


La Delinking Week è stata veramente intensa. Intensa e fruttifera, sotto tanti punti di vista, specie per voi amici bloggers. Il coraggio è stato premiato, ancora una volta, trasformando l'impossibile in possibile, il sogno in realtà, la realtà in magia, la magia in sogno. Ed ecco che il germe della speranza ha attecchito, dapprima timidamente, poi sempre più con forza, con tenacia ed appassionato ardimento, crescendo piano e sbocciando infine in quella che io definirei una straordinaria presa di coscienza collettiva, una croissance cognitive davvero sorprendente di questi tempi, che per certi versi mi ha addirittura ricordato la primavera lionese del ‘75. Sorprendente, sorprendente è la parola giusta. Sono fiero di voi.

Il pachidermico convoglio-titanic non è ancora al sicuro, no, eppure venerdì scorso ho avvertito distintamente un vigoroso colpo di timone. Credo che ognuno di voi l’abbia avvertito. La nave ha ondeggiato a lungo, paurosamente, nel buio, ma ora siamo qui, ci siamo, ci siamo ancora e venderemo cara la pelle, potete scommetterci; rimarremo saldamente abbarbicati alla speranza con tutte le forze delle quali disponiamo, caparbi come mai, affinchè la speranza stessa non affondi insieme a noi, insieme all’ultimo di noi.

E’ una grossa responsabilità, me ne rendo conto. E’ una sfida che la Fucina si sente di accettare per non tradire se stessa e la propria identità. Abbiamo ragionato a lungo in questi giorni, e una volta di più vorremmo rassicurare i tanti che ci hanno scritto allarmati paventando un improvviso cambio di programma nella nostra linea editoriale. No, amici, niente affatto. Non temete. Non ci vedrete né cospargerci di miele né cantare Mariah Carey, né ci udirete gemere in un’umida vasca da bagno. So che a qualcuno piacerebbe ma noi non lo faremo. Non a breve termine almeno. No. Noi non ci svenderemo al primo offerente. Non tradiremo la nostra missione. Non twitteremo, giammai, noi non twitteremo. Non scriveremo su Grazia, non affronteremo il tanto discusso tema peperoni, pur consapevoli del fatto che il tema peperoni, oggi, tira come una bestia e ti consente frotte di accessi facili. Tutto ciò a noi non interessa. Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, con grande umiltà. Continueremo a divulgare e a fare cultura senza mutande e lo faremo con lo stesso identico spirito del primo giorno, credetemi, potete state tranquilli. Non cambieremo. Rimarremo noi, rimarremo Fucina, fino alla fine.

 

p.s. Per chi desidera approfondire l’argomento se ne parla a lungo anche qui.

chicotrapella - lunedì, 11 febbraio 2008 | Permalink | commenti (4)
tags: riflessioni, manifesto, servizio, blogosfera, mutande, trasparenza


Non amo questo genere di post, eppure eccomi di nuovo qui a dover puntualizzare l'ovvio, a dover rimettere le cose al loro posto, a trovarmi costretto a dare una bella pettinata a qualcuno, un'altra volta, di nuovo. Uff. E' dannatamente seccante, credetemi. Eppure, a quanto pare, necessario.

E così eccomi qua.

Un anno fa non sapevo nemmeno che esistessero, costoro. Ignoravo la loro esistenza. E stavo bene. Perchè questa gente, vedete, è gente meschina, dannosa e malata. Sì, malata. Non ho intenzione di usare mezzi termini stavolta, sia chiaro. Chè questi sono parassiti, ecco cosa, sono frustrati, certo, sono persone che nella vita non hanno niente, niente al di fuori della loro triste tastierina e del loro miserrimo computerino del menga. Bravi, bravi. Vi sentite al sicuro, vero, dietro a quel vostro bel monitorino eh? Chi ve l'ha comprato, il paparino? E nella stanza a fianco chi c'è? C'è la mammina che vi ha appena rimboccato le copertine? O la nonnina che vi ha imboccato la minestrina? Oh, poveri!

No, non ho nessuna intenzione di compatirvi, sappiatelo. Cristo santo, SVE-GLIA-TE-VI!!! Il mondo reale è un altro, bamboccioni cresciuti che non siete altro! Attivare i neuroni non è un reato! Eh che diamine!

Vi immagino lì, nella vostra zuccherosa cameretta, immersi in quella rassicurante bambagia domestica, mentre magari fuori c'è gente che si fa un culo grosso come una capanna. Magari. E non riesco a provare compassione. Hey, sto parlando anche a te, Matteo P, o a te, caro il mio Ardizzoni, che non hai niente di meglio da fare se non venire qui a rompere i cosiddetti a noi altri. E pure a te, JM, non credere, ti conosco, fai parte anche tu dei Ringo Boys. Che cosa volete dimostrare eh? Me lo dite una buona volta? Qual è il vostro credo, quale la cultura, il messaggio che portate avanti? Vorrei capirlo. Voi che sul comodino ostentate – mi sembra di vederlo – roba tipo "la ballata delle prugne secche" – tipico! – e avete pure il coraggio di classificarla come libro (brr), o che basate la vostra ideologia sulla barzelletta n°152 della raccolta su Totti; voi, voi che avete svenduto il cervello al primo arrivato, senza ritegno, della serie emisfero sinistro offerto in olocausto nei lunghi pomeriggi Defilippiani ed emisfero destro lucchettato saldamente a Ponte Milvio, osceno obolo al dio Moccia; voi che – potrei scommetterci, potrei scommetterci! – arrivate qui digitando "britney spears senza mutande" o "non ci sto dentro se non vedo entro max un minuto l'ultimo video con paris hilton nuda mi aiuti la prego signor google mi dica dove posso trovarlo è importante!!!".

Proprio voi. Babbei.

Continuate pure così, continuate, Chico Trapella non è nessuno per impedirvelo. Ma sappiate una cosa: che da oggi, in Fucina, si cambia ufficialmente registro.

Da oggi, in Fucina, non c'è più trippa per troll.

(fate i bravi, aderite alla campagna...)


Mi accingo a scrivere questo post con una punta di irritazione, non intendo nasconderlo.

La gioia e l’esaltazione vissute recentemente – vedi Monvalle e vedi De Rimondi, ma anche altri succosi progetti che si stanno concretizzando in questi giorni – sono sacrosante, ma non devono minimamente indurci a perdere il contatto con la realtà. Una realtà, lo sappiamo, terribilmente arida, desolata e desolante, una realtà che mai come adesso sembrerebbe compiacersi del suo lato più buio, più triste.

 

E’ pratica diffusa, tra i giovani bloggers, quella di spulciare tra le chiavi di ricerca, o referrers, o referral, o so ben io/lascia pur dire a loro. Tra le tante abitudini discutibili che costoro si ostinano a portare avanti, questa, per lo meno, mi sembrava un’operazione carina, simpatica, innocente.

Ripeto: carina, simpatica e innocente.

E qui, perdonatemi, pur non essendo persona avvezza alle volgarità gratuite – mi conoscete – corre l’obbligo di un secco, oserei dire doveroso‘sto cazzo.

 

Che delusione…

Analizzando il mese di settembre 2007 i dati sono a dir poco sconfortanti. Fanno venir voglia non dico di mollare tutto, questo no, ma di mollare Shiny Stat almeno sì, perché proprio allora mi dico che non ne vale la pena. E non sto parlando di quantità di accessi, sia chiaro, che quelli li abbiamo sempre lasciati volentieri al trionfatore del MHB e al suo giardiniere (senza offesa intendiamoci; anzi, li saluto). Qui stiamo parlando di altro: parliamo di attitudine alla cultura, parliamo di ricerca del bello, di ansia del bello, di slancio intellettuale, di vero interesse della gente verso un ideale più alto, da inseguire con passione e sacrificio ogni giorno di più, e ancora e ancora.

E invece no, niente di tutto questo. Credetemi amici, se vi dico che aprire quella finestra è stato un po’ come affacciarsi su di un pauroso abisso senza fondo in cui il nulla alberga sovrano, sinistra proiezione dei più cupi recessi della mente umana.

 

Britney Spears. Paris Hilton. Nude. Senza mutande.

 

Ecco, papale papale, che cosa cerca la gente. Ecco che cosa la gente vuole, che cosa la gente si aspetta da questo blog, dal web, dalle istituzioni, dalla società intera. Cultura? Bello? Impegno? Crescita intellettuale? Macchè. Britney Spears e Paris Hilton, possibilmente nude e possibilmente senza mutande. Ecco tutto. Altro non serve. Il resto è out, roba vecchia, spazzatura, così come qualcuno auspicava da tempo, probabilmente, in nome di una pseudo ideologia plasticea, mediocre, omologante, piatta. Drammaticamente piatta, come da copione.

Beh, signori miei, se è questo che volevate sentirvi dire eccomi qui, eccomi a decretarlo, solo con un filo di legittima amarezza: avete vinto.

Non sono io, è Shiny Stat stesso a recarne testimonianza, tragico specchio di una realtà distorta, sanguinoso campo di battaglia profanato da un nemico senza scrupoli, che gode nel procurarne scempio.

 

45 chiavi settembrine di ricerca.

Ecco allora che qualcuno, timidamente, si affaccia digitando “trapella”, o “fucina trapella”, o si produce in un temerario “rui mong”. Apprezzabile, ma parliamo di tre, quattro persone. Mosche bianche. “Apollinaire”, “Laplace”, “De Rimondi”, ecco arrivare qualcun altro… e poi “serroni via del pratello”, sì, forse ci siamo… qualcuno che si interessa al centro civico, agli spettacoli… la speranza è viva… forse non tutto è perduto…

No, amici miei, no. Finiamola di illuderci.

In tutto fanno 14 chiavi di ricerca su 45. 14 su 45.

 

Le restanti 31 (ben il 69%, e non credo si possa parlare di coincidenza a questo punto) non sono altro che uno stucchevole minestrone di quelle quattro parole che ora non voglio ripetere, reimpastate, reimpapocchiate in tutte le salse possibili e immaginabili: e le voglio senza censura di qua, e le voglio in un video di là; e le voglio in foto di su, e le voglio in padella di giù. Noioso nonché irritante, a maggior ragione se le intenzioni che ci muovono sono ben altre e ben più nobili. E quasi quasi dimenticavo, ciliegina sulla torta, i 3 in cerca di “studenti arrapati”… Che tristezza.

Non sono un moralista né un bigotto né un censore, non lo sono mai stato, eppure ora ne ho le scatole veramente piene, lasciatemelo dire. Solo l’idea che tutte queste persone si presentino in Fucina barzotte mi indispone in un modo che non potete capire. E perché poi? Solo perché una volta – in un contesto di un certo tipo, molto più complesso e articolato – sfiorai l’argomento? Siamo messi male.

 

La mia speranza inizialmente era che un post di questo tenore potesse rappresentare una sorta di deterrente per l’esercito dei suddetti barzotti. In questo momento però, mentre sto scrivendo, questa prospettiva mi appare già fin troppo utopistica e farraginosa, se non anacronistica.

Non credo sia la soluzione al problema.

Pertanto: fate quello che volete. La Fucina è pur sempre (anche) un blog di servizio, lo sapete, quindi andate, andate pure, abbuffatevi tranquillamente delle vostre malsane proiezioni immaginifiche, fatevi una bella scorpacciata di mutande di Britney Spears o di chicchessia alla mia salute, gozzovigliate in compagnia dei vostri discutibili feticci virtuali. Proseguite imperterriti sulla tormentosa via del pugnale, se proprio lo desiderate, se è questo che sapete fare meglio. E’ la Fucina stessa che vi esorta, che vi sprona e che vi smista, parimenti ad una stolta mandria di bovini: di qua, di qua, di là. Per Britney a destra, per Paris a sinistra. Mutande sempre dritto. Per gli studenti arrapati, al semaforo, chiedere.

 

Andate in pace, cari miei, sfogatevi, ma se tornate qui almeno abbiate la decenza di farlo a mente fredda, che di tempo da perdere noi non ne abbiamo. Dobbiamo lavorare. E se c’è una cosa della quale proprio non abbiamo bisogno è una patetica banda barzotti smidollata e cialtrona, che versa in condizioni pietose irraccontabili persino ai suoi stessi simili.

Bonne chance.


shamestat
chicotrapella - lunedì, 08 ottobre 2007 | Permalink | commenti (19)
tags: cultura, riflessioni, servizio, britney spears, blogosfera, mutande, trasparenza


Non è senza un pizzico di orgoglio che mi accingo a riportare qui di seguito l'articolo pubblicato sul numero di questo mese di frontiere d'inchiostro, nel quale Franco Monvalle parla di noi, del nostro lavoro e del nostro blog, non lesinando parole di elogio e di stima; belle parole davvero, parole che ci gratificano e ci danno la forza necessaria - se mai ce ne fosse stato il bisogno - per continuare a migliorarci in questo nostro grande impegno. E' un po' una conferma, se vogliamo, del fatto che la strada che stiamo percorrendo – insieme a tutti voi, certamente – è proprio quella giusta.

Grazie di cuore.

 

"In una panorama bloghereccio sempre più grigio, tristanzuolo ed indolente, sempre più chiuso in se stesso, avvolto dal torpore, così restio a muovere un solo muscolo per uscire dalla sterile fanghiglia dell’autoreferenzialità in cui giorno dopo giorno parrebbe sguazzare, non accorgendosi viceversa di stare sprofondando, tragicamente sprofondando risucchiato dal cupo abisso della mediocrità di contenuti, in uno scenario così lugubre e sconsolante, ecco, inaspettato, giungere a noi un barlume. La speranza non è morta. No. Rallegriamoci ed esultiamo, perché non tutto è perduto. E’ cosa davvero rara avere la fortuna di imbattersi in simili riflessi di fulgida luce, di cristallina passione, di così spiccata temerarietà artistica, di questi tempi. Eppure può succedere. A noi è successo. Sì, perché Fucina Trapella (col suo spazio web www.fucinatrapella.splinder.com) è stata molto di più che una piacevole scoperta. Non stiamo parlando infatti di un semplice blog d’informazione, né di divulgazione spicciola, e nemmeno di avanguardia da quattro soldi. Il progetto che c’è dietro è di portata ben più ampia. Basti dare un’occhiata ai suoi ideatori, Carlo Trapella su tutti. Il carismatico, eclettico professore milanese d’origine e bolognese d’adozione (già noto per i suoi famosi quanto non convenzionali seminari oltre che per i suoi studi filologico-umanistici, nonché profondo conoscitore del substrato letterario francese della seconda metà del novecento) è di fatto – per fama e meriti – il garante numero uno della solidità della proposta. Ma non vanno certo dimenticati collaboratori di spessore come Azeglio Cacciot, Nevio Scannabucci, Putrelli, Benassi, Ciocco, Bastelli, Di Donato di Cassiopea ed altri, chiamati a sostenere concretamente, sul campo, una linea editoriale dalle evidenti contaminazioni cyber-accademiche (che tanto hanno attinto dal metodo Kobayashi). E’ un progetto serio e senza dubbio ambizioso. Il lettore stesso è chiamato ad interagire fattivamente e a farsi promotore, in prima persona, dei progressi di ricerca sperimentale che il sito si propone, quasi a dire che dal letargo ci si può risvegliare, che si può e si deve!, se lo si desidera veramente. Gli input lanciati – mai a caso – dallo staff della Fucina sono spesso illuminanti, veri e propri fendenti che centrano il bersaglio, che scuotono le coscienze critiche, che smuovono e scavano, pazientemente, caparbiamente. E’ una pratica anche faticosa, certo, ma necessaria, come ha sempre tenuto a ribadire lo stesso Carlo “Chico” Trapella, il quale prospetta ora nuovi scenari, nuovi contributi e nuovi sviluppi per questo meccanismo virtuoso che è ancora giovane, sì, ma che a maggior ragione tanto, tanto ancora può regalare a questo nostro paese così appiattito nella forma e nella sostanza. Ce n’è davvero bisogno.”

chicotrapella - lunedì, 24 settembre 2007 | Permalink | commenti (6)
tags: cultura, riflessioni, generale, blogosfera
Ho riflettuto tanto in questi giorni. La questione aperta nel post precedente non è di poco conto.
Perchè è così difficile? - mi domandavo. Perchè, perchè, perchè?
 
Continuavo a ripetermelo, non mi davo pace, ho pensato, ripensato, scandagliato tutti i vostri spunti, li ho interiorizzati, rielaborati, ci ho sbattuto la testa, ci ho sofferto.
Sì, e non mi vergogno ad ammetterlo. Sono un uomo, diamine, non una fredda macchina.
E ne vado fiero.
 
Orbene, forse ho trovato la risposta, o meglio una risposta. La mia.
Che è questa: come tutte le comunità, anche la blogosfera ha le sue regole. Regole da rispettare se non si vuol essere tagliati fuori.
Semplice. Logico. Lineare.
Questo il punto di partenza fondamentale.
Detto ciò è conseguentemente lecito domandarsi: ma quali saranno mai queste dannate regole?
Io non lo so, sono tante probabilmente e non riassumibili in poche righe. Ma una cosa credo di aver compreso, finalmente, cioè che se esiste una prima regola, la regola numero uno, solida ed imprescindibile, distintamente scolpita nelle mistiche tavole della blogo-legge, tale regola è che è necessario farsi accettare.
Per la miseria, in fondo non era poi così complicato! Potevo arrivarci prima.
Se non ti fai accettare, se non contribuisci ai bisogni della comunità, se non entri a testa bassa, ritagliandoti il tuo spazio con umiltà ed impegno, beh, non andrai da nessuna parte caro mio.
E non escludo che Fucina Trapella possa aver peccato sotto questo aspetto, in taluni casi; lo dico apertamente ed assumendomene piena responsabilità.
 
Grazie a Dio però siamo ancora in tempo per rimediare, io ne sono convinto.
Ed ecco perché da oggi Fucina Trapella decide di allargare le proprie vedute, di aprire lo sguardo al mondo, mirando così a diventare anche un blog di servizio, ovverosia un blog che possa se necessario essere d’aiuto alla collettività, facendosi carico dei suoi problemi, non rinnegando naturalmente la sua vocazione (ben delineata) alla sperimentazione e alla ricerca.
Cercheremo dunque di farlo timidamente – come del resto è nel nostro stile – in punta di piedi mi verrebbe da dire.
 
Perfetto, ma come agire? Di che cosa c’è bisogno oggi? In che modo rendersi utile?
 
Queste le domande successive alle quali ho cercato di rispondere. Alle quali ho dovuto rispondere.
 
Mi sono dunque  messo ad osservare, ad analizzare pazientemente come attraverso ad una lente i comportamenti e le abitudini di voi amici bloggers, al fine di comprenderne le reali esigenze.
Ed è stata una vera e propria folgorazione.
 
Che cosa ho visto?
Va bene, cercherò di essere il più delicato possibile.
 
Troppa ipocrisia. Troppo servilismo. Troppi compromessi. Troppi steccati. Troppi. Non siete messi bene, no, mi dispiace, avete decisamente bisogno di una mano. Per (ri)emergere dall’acquitrino della pochezza. Per respirare aria buona. Per non essere inghiottiti dal sistema. Dal fottuto sistema, vorrei dire.
Lo so, lo so, è dura da accettare. Eppure è sempre molto meglio guardare in faccia la realtà, date retta a me, anche quando fa male.
 
Sicuramente – va detto –  Fucina Trapella non si rivelerà la panacea di tutti i mali, non sono così stolto da pensarlo, ma una cosa è certa: non ho intenzione di restare qui ad osservare inerme questo spettacolo indecoroso. Se c’è qualcosa che possiamo fare lo faremo: non vogliamo assolutamente lasciare nulla di intentato.
 
Ed ecco spiegata, piuttosto sommariamente invero, la genesi del
 
MHB2007
 
Il MHB2007 è il primo concorso di servizio, studiato appositamente per voi bloggers, allo scopo di rendere più autentici e trasparenti i rapporti interpersonali nell’ambito della blogosfera, svolgendo una funzione liberatoria per sua natura non fine a se stessa, bensì atta a rinsaldare, o piuttosto ad instaurare efficacemente nuovi, fruttuosi legami basati sul confronto, schietto e disincantato, rispettoso ma genuino, tra bloggers.
Pertanto:
 
Hai linkato un blog ma il farabutto non ti ha controlinkato? Nomina il farabutto!***
 
La blogstar se la tira ignorando sistematicamente i tuoi commenti, tutti quanti, finanche quelli più arguti? Nomina la blogstar che se la tira!
 
Il blog di Pinco Pallo ti indispone con la sua arroganza o con la sua totale inutilità? Nomina il blog di Pinco Pallo!
 
Ciccio Pasticcio conta il triplo dei tuoi accessi benchè sia totalmente all’oscuro dell’esistenza dei congiuntivi? Nomina Ciccio Pasticcio!
 
Non tenerti tutto dentro! Abbi il coraggio delle tue azioni! Non nasconderti dietro al vile anonimato! Esponiti in prima persona! Che cosa aspetti?
Come? Non sapresti chi nominare???
Beh, raccontala a qualcun altro, amico. La tua aria da santarellino non m’inganna, amico. Tutti abbiamo un sassolino nella scarpa, amico.
Ed è ora di toglierlo quel sassolino perché forse, da qui, potrebbe nascere un’amicizia che non ti aspetti, più solida e veritiera, senza ostacoli del cuore per così dire. E se così non fosse, beh,  non avrai rimpianti perché, almeno, tu ci avrai provato.
 
Prova a pensarci: come ti sentiresti senza averci provato?
 
Ora vi lascio soli, con questa tremenda domanda ad echeggiare cupa nella grotta umida della vostra coscienza.
Ma vi invito caldamente a trovare una risposta, la vostra risposta.
E a trascriverla qui, tra i commenti di questo post che lascierò aperto per voi, giorno e notte, notte e giorno, fino a quando ce ne sarà bisogno.
 
Ah, non ringraziatemi. Non importa, sul serio, lo faccio volentieri.
 
Ma soprattutto: non scrivete “Fucina Trapella” tra i blog nominati. Sarebbe inutile, vi avverto.
Verrete prontamente censurati.
 
Umilmente vostro,
C. Trapella
 
 
***Fucina Trapella non intende incoraggiare lo scambio cieco e sconsiderato di link; Fucina Trapella si fa unicamente portavoce di un malumore diffuso percepibile nell’aria, tutto qui. Sempre per il bene comune, è chiaro. E poi non stiamo lì a guardare il capello: è solo un esempio, cazzo.
chicotrapella - giovedì, 17 maggio 2007 | Permalink | commenti (68)
tags: servizio, concorsi, blogosfera, most hated blog