Così mi espressi qualche tempo fa – lo ricorderete – al termine di un duro, durissimo sfogo a proposito dell’annosa questione template. E a livello concettuale, ci tengo a precisarlo, la mia posione non sarebbe, o meglio non è, cambiata di una sola virgola. Se non che.
Se non che un mesetto fa, in maniera del tutto fortuita a dire il vero, conversando del più e del meno col mio amico Igor, titolare dell’omonima Triplat Design, salta fuori questa cosa. Ed ecco che lui – il solito incontenibile vulcano di idee – me la butta lì, tanto per. No, non ne voglio nemmeno sentir parlare, rispondo io. Figuriamoci. Insisto, mi fa lui. No, no davvero, ribatto io: la Fucina è sostanza, non mero involucro, non vuota crisalide. Eppure se io… Senti Igor, ti ho già detto… Ma ti assicuro che… Sei testone eh! Chico, ascoltami… No! Sì! Ma. No. Sì. No. Sì. No. Sì. No. Beh, insomma per farla breve: sì. Dannato Igor, vecchia carcassa putrescente. Sì.
Ed eccoci qua.
Il risultato è sotto i vostri occhi, lo vedete, ed ora devo essere onesto al cento per cento: non me ne pento affatto. Al contrario. In neanche venti giorni Igor e il suo team hanno partorito un layout che è un’autentica chicca. Snello, lineare, senza fronzoli. Essenziale, diretto, sincero, in pieno stile Fucina. Sobrio di quella sobrietà che sa di autorevolezza, non di scialbo minimalismo. Audace e moderno (si potrebbe già parlare tranquillamente di nuovi dettami stilistici per il 3.0 – o almeno così mi dicono), ma che al contempo ci rimanda con la mente a tutta una serie di importanti richiami artistici del passato, uno su tutti l’evidente tributo all’Incudine di Moreau che si staglia, massiccia ed imponente, ad accogliere sotto di sè ed in sè l’avventore di turno. Un vero e proprio bastione metallico in grado di conferire protezione e ristoro, ma non solo. L’allegoria è fin troppo lampante se stiamo parliamo di una fucina. Ed ecco allora che prontamente fa la sua comparsa anche il fuoco, altro elemento decisivo; il fuoco con la sua energia e il suo dirompente calore, fuoco che tutto modella e plasma, trasfigurando, mutando, forgiando e rimodellando ancora. E’ incredibile come sia stato possibile racchiudere un potere evocativo di tale portata in una manciata di pixel, eppure quel semplice rettangolino del logo, se possedesse il dono della parola, ci direbbe esattamente questo. Pare di sentirlo.
Ancora due parole sul sottotitolo del blog, che come avrete certamente notato è stato lievemente riadattato. Fucina Trapella rimane tuttora un avamposto, così come recitava il vecchio slogan, e ne conserva in toto lo spirito. Sotto questo aspetto ci tengo a rassicurarvi (lo dico perché immagino che alcuni di voi, probabilmente, avranno storto il naso). Abbiamo ritenuto però opportuno soffermarci su quelli che per noi, ad oggi, rappresentano i tre concetti cardine della nostra esperienza: sperimentazione, divulgazione, cultura. Quale sconfinato universo si apre al dolce suono di queste tre parole! Abbiamo intenzione di esplorarlo ancora, questo universo, e vogliamo farlo proprio così, alla nostra maniera, a muso duro e senza scendere mai a compromessi. Eh no, mi spiace, su questo aspetto non transigo. Sperimentazione, divulgazione e cultura sono e resteranno sempre imprescindibilmente ed indissolubilmente legate tra di loro, ma se ad una, se ad una soltanto verrà imposto un bavaglio, ecco, allora sarà la fine. Da qui la provocazione: quel cultura senza mutande che vuole significare cultura vis-à-vis, ovvero cultura senza nascondimenti, senza legacci, dunque senza vergogna e dunque senza veli.
Ce la faremo, lo so, lo sento.
Nel frattempo, buone feste a tutti voi.
chicotrapella - martedì, 18 dicembre 2007 | Permalink | commenti (16)
tags: cultura, generale, manifesto, mutande, arte visiva, template o templates


Non amo questo genere di post, eppure eccomi di nuovo qui a dover puntualizzare l'ovvio, a dover rimettere le cose al loro posto, a trovarmi costretto a dare una bella pettinata a qualcuno, un'altra volta, di nuovo. Uff. E' dannatamente seccante, credetemi. Eppure, a quanto pare, necessario.

E così eccomi qua.

Un anno fa non sapevo nemmeno che esistessero, costoro. Ignoravo la loro esistenza. E stavo bene. Perchè questa gente, vedete, è gente meschina, dannosa e malata. Sì, malata. Non ho intenzione di usare mezzi termini stavolta, sia chiaro. Chè questi sono parassiti, ecco cosa, sono frustrati, certo, sono persone che nella vita non hanno niente, niente al di fuori della loro triste tastierina e del loro miserrimo computerino del menga. Bravi, bravi. Vi sentite al sicuro, vero, dietro a quel vostro bel monitorino eh? Chi ve l'ha comprato, il paparino? E nella stanza a fianco chi c'è? C'è la mammina che vi ha appena rimboccato le copertine? O la nonnina che vi ha imboccato la minestrina? Oh, poveri!

No, non ho nessuna intenzione di compatirvi, sappiatelo. Cristo santo, SVE-GLIA-TE-VI!!! Il mondo reale è un altro, bamboccioni cresciuti che non siete altro! Attivare i neuroni non è un reato! Eh che diamine!

Vi immagino lì, nella vostra zuccherosa cameretta, immersi in quella rassicurante bambagia domestica, mentre magari fuori c'è gente che si fa un culo grosso come una capanna. Magari. E non riesco a provare compassione. Hey, sto parlando anche a te, Matteo P, o a te, caro il mio Ardizzoni, che non hai niente di meglio da fare se non venire qui a rompere i cosiddetti a noi altri. E pure a te, JM, non credere, ti conosco, fai parte anche tu dei Ringo Boys. Che cosa volete dimostrare eh? Me lo dite una buona volta? Qual è il vostro credo, quale la cultura, il messaggio che portate avanti? Vorrei capirlo. Voi che sul comodino ostentate – mi sembra di vederlo – roba tipo "la ballata delle prugne secche" – tipico! – e avete pure il coraggio di classificarla come libro (brr), o che basate la vostra ideologia sulla barzelletta n°152 della raccolta su Totti; voi, voi che avete svenduto il cervello al primo arrivato, senza ritegno, della serie emisfero sinistro offerto in olocausto nei lunghi pomeriggi Defilippiani ed emisfero destro lucchettato saldamente a Ponte Milvio, osceno obolo al dio Moccia; voi che – potrei scommetterci, potrei scommetterci! – arrivate qui digitando "britney spears senza mutande" o "non ci sto dentro se non vedo entro max un minuto l'ultimo video con paris hilton nuda mi aiuti la prego signor google mi dica dove posso trovarlo è importante!!!".

Proprio voi. Babbei.

Continuate pure così, continuate, Chico Trapella non è nessuno per impedirvelo. Ma sappiate una cosa: che da oggi, in Fucina, si cambia ufficialmente registro.

Da oggi, in Fucina, non c'è più trippa per troll.

(fate i bravi, aderite alla campagna...)


Non è senza un pizzico di orgoglio che mi accingo a riportare qui di seguito l'articolo pubblicato sul numero di questo mese di frontiere d'inchiostro, nel quale Franco Monvalle parla di noi, del nostro lavoro e del nostro blog, non lesinando parole di elogio e di stima; belle parole davvero, parole che ci gratificano e ci danno la forza necessaria - se mai ce ne fosse stato il bisogno - per continuare a migliorarci in questo nostro grande impegno. E' un po' una conferma, se vogliamo, del fatto che la strada che stiamo percorrendo – insieme a tutti voi, certamente – è proprio quella giusta.

Grazie di cuore.

 

"In una panorama bloghereccio sempre più grigio, tristanzuolo ed indolente, sempre più chiuso in se stesso, avvolto dal torpore, così restio a muovere un solo muscolo per uscire dalla sterile fanghiglia dell’autoreferenzialità in cui giorno dopo giorno parrebbe sguazzare, non accorgendosi viceversa di stare sprofondando, tragicamente sprofondando risucchiato dal cupo abisso della mediocrità di contenuti, in uno scenario così lugubre e sconsolante, ecco, inaspettato, giungere a noi un barlume. La speranza non è morta. No. Rallegriamoci ed esultiamo, perché non tutto è perduto. E’ cosa davvero rara avere la fortuna di imbattersi in simili riflessi di fulgida luce, di cristallina passione, di così spiccata temerarietà artistica, di questi tempi. Eppure può succedere. A noi è successo. Sì, perché Fucina Trapella (col suo spazio web www.fucinatrapella.splinder.com) è stata molto di più che una piacevole scoperta. Non stiamo parlando infatti di un semplice blog d’informazione, né di divulgazione spicciola, e nemmeno di avanguardia da quattro soldi. Il progetto che c’è dietro è di portata ben più ampia. Basti dare un’occhiata ai suoi ideatori, Carlo Trapella su tutti. Il carismatico, eclettico professore milanese d’origine e bolognese d’adozione (già noto per i suoi famosi quanto non convenzionali seminari oltre che per i suoi studi filologico-umanistici, nonché profondo conoscitore del substrato letterario francese della seconda metà del novecento) è di fatto – per fama e meriti – il garante numero uno della solidità della proposta. Ma non vanno certo dimenticati collaboratori di spessore come Azeglio Cacciot, Nevio Scannabucci, Putrelli, Benassi, Ciocco, Bastelli, Di Donato di Cassiopea ed altri, chiamati a sostenere concretamente, sul campo, una linea editoriale dalle evidenti contaminazioni cyber-accademiche (che tanto hanno attinto dal metodo Kobayashi). E’ un progetto serio e senza dubbio ambizioso. Il lettore stesso è chiamato ad interagire fattivamente e a farsi promotore, in prima persona, dei progressi di ricerca sperimentale che il sito si propone, quasi a dire che dal letargo ci si può risvegliare, che si può e si deve!, se lo si desidera veramente. Gli input lanciati – mai a caso – dallo staff della Fucina sono spesso illuminanti, veri e propri fendenti che centrano il bersaglio, che scuotono le coscienze critiche, che smuovono e scavano, pazientemente, caparbiamente. E’ una pratica anche faticosa, certo, ma necessaria, come ha sempre tenuto a ribadire lo stesso Carlo “Chico” Trapella, il quale prospetta ora nuovi scenari, nuovi contributi e nuovi sviluppi per questo meccanismo virtuoso che è ancora giovane, sì, ma che a maggior ragione tanto, tanto ancora può regalare a questo nostro paese così appiattito nella forma e nella sostanza. Ce n’è davvero bisogno.”

chicotrapella - lunedì, 24 settembre 2007 | Permalink | commenti (6)
tags: cultura, riflessioni, generale, blogosfera
Sembra ieri, eppure sono già passati oltre sette mesi dall'inizio di questa piccola grande avventura.
Neanche un anno fa - ricordo quando ne parlammo amichevolmente con Luca e Azeglio, a Montpellier, giù in taverna, ospiti di Simon - la Fucina online appariva come un'idea balzana o poco più, certamente temeraria, si sarebbe detto folle. Un piccolo sogno da perseguire con l'incoscienza di un bambino - ne eravamo consapevoli, non c'era altro modo.
L
a stessa identica e così sconsideratamente lungimirante incoscienza di un bambino.
Beh, amici, di strada ne abbiamo fatta. Il sogno ha preso forma. La pazzia si è messa in moto, ha viaggiato, si è trasformata, incanalata, plasmata, ed infine si è concretizzata in una forma nuova, diversa, più alta.
Ed eccoci qui.
Sappiamo bene quanto ci sia ancora da fare e da lavorare, duramente, instancabilmente, per plasmare ancora e ancora quello che un sogno rimane, tremendamente vivo e pulsante, ma che al contempo è diventato un impegno da portare avanti con forza e dedizione, con tenacia e rinnovato coraggio. Lo sappiamo, è vero, eppure tutto ciò non ci spaventa. Al contrario. La viviamo come una sfida ulteriore, come un eccezionale stimolo che ci spronerà a non mollare mai, mai, nemmeno nei momenti più difficili. Ce la metteremo tutta, statene certi. E con il vostro affetto la salita sarà meno dura.
In attesa di risentirci su queste pagine, vi lascio con un piccolo dono: un estratto quanto mai pertinente al nostro spirito, allo spirito che ci anima. Si tratta di un passo a me particolarmente caro, che desidero dedicare a tutti voi affezionati lettori della Fucina.

[...] Possiamo essere sicuri che non sia l'uomo a trascendere se stesso? O possiamo forse pensare che le chimere del pensiero, come oscuri fantasmi, ci possano mettere al riparo ancora una volta da ciò che il tempo ha inciso sulle nostre strade? No, certo, solo la follia potrebbe illuderci di questo. Ma cos'è un bambino se non un folle? [...]

(Jean Jacques Apollinaire - S'evanouir pour renaitre - 1976)

E buone vacanze a tutti voi.
chicotrapella - mercoledì, 08 agosto 2007 | Permalink | commenti (8)
tags: cultura, riflessioni, generale, manifesto, appuntamenti
E’ interessante, davvero molto interessante lo studio realizzato dal professore tedesco Alexander Khermes in merito all’intelligibilità visiva preliminare, sviluppato in collaborazione del Dipartimento di Scienze Filologiche Sperimentali dell’Università di Hannover.
Profondo conoscitore della letteratura sassone nonché stimato semiologo internazionale, dopo aver tenuto per oltre dieci anni la cattedra di storia comunicativa medioevale al prestigioso Rineal Dext Institute di Amburgo, l’esimio professore ha seguito diversi progetti di carattere formativo e sociologico a livello europeo, finalizzati a promuovere una nuova cultura dialogica basata sullo scambio de-contestuale, che valorizzasse cioè le dissimilitudini – come lui stesso ama definirle – tra i diversi popoli, usi e costumi, attingendo dal grande serbatoio della storia quei valori che, se e solo se conformi alla carta deontologica stipulata dall’Associazione Interculturale Middeleuropea, potessero rilanciare fattivamente quel meccanismo di produttività linguistica da tempo sopito (per lo meno in alcuni Paesi, tra i quali l’Italia).
Ed è proprio in seno a questa delicata attività che si è sviluppata nella sensibilità del professore un’ulteriore esigenza educativa, per molti versi così essenziale, indissolubilmente legata al discorso dell’ermeneutica intesa come valore aggiunto di una moderna società civile; parlo naturalmente dello studio della IVP (intelligibilità visiva preliminare), che è un po’ da considerarsi come la naturale continuazione del costante percorso di ricerca intrapreso dall'intellettuale tedesco.
Nata inizialmente come materia sperimentale, l’IVP ha raccolto nell’ultimo biennio un’infinità di consensi, ed oggi sta dispensando, e a piene mani, i primi succosi frutti.
Tutto ciò è ampiamente trattato all’interno del fascicolo ALKH07, redatto dal professore insieme ai ragazzi di Hannover, fascicolo che aiuta a capire – in un linguaggio estremamente semplice, comprensibilissimo, adatto anche ai non addetti ai lavori – quanto l’IVP giochi un ruolo cruciale nell’ambito dei nostri modelli comportamentali rapportati alla sfera del sociale.
Ma quali sono le sostanziali novità introdotte dallo studio? Beh, sono davvero un’enormità.
Senza dubbio va citata l’ampia dissertazione in merito ai prolassi consequenziali di significato, che prende spunto dalla progressiva erosione di senso già trattata in passato da Alley e Stevenson, con riferimenti incredibilmente coerenti alla realtà che tutti noi viviamo ogni giorno (corredati da una serie di slides esplicative davvero ben fatte). Pregevole ed illuminante anche la demolizione del concetto di ibridazione dialogica, un vero scacco matto in tre mosse (per certi versi davvero cinico e spietato) che non lascia possibilità d’appello ai suoi demiurghi, Montagna in primis. Mi sento tuttavia di affermare che il nocciolo dello studio, dell’intero studio probabilmente, sia racchiuso nel capitolo 19, intitolato in maniera del tutto provocatoria dumm-derjenige-der-lesenstrasse (letteralmente scemochilegge: un chiaro riferimento, anche giocoso, al più classico dei paradossi linguistici di ogni tempo).
E’ qui che, non prima di una prefazio storica dettagliatissima, che aiuta a comprendere le origini più antiche di un vero fenomeno di costume, ci si addentra nel vivo del discorso.
Come mai – si chiede il professore – come mai ci troviamo sempre più spesso di fronte ad un deterioramento così radicato della tensione cognitiva? Come si spiega il disinteresse, il volontario quanto sconsiderato digiuno da parte dei giovani, ma anche dei meno giovani, riguardo alla produzione letteraria di livello per così dire “alto”? Esiste una sorta di rigetto? Di apatia? Di svuotamento?
Le risposte – va detto – non sono affatto confortanti.
Dati alla mano, quello che emerge è un drammatico allontanamento dal modello di Hexagon dovuto principalmente a motivi quali vita frenetica, immaturità, mancanza di valori, superficialità. Il problema è che non si ha più tempo, non si ha più tempo per leggere, assimilare, ragionare, capire, crescere.
Tutto ciò è molto grave.
L’esempio riportato nel capitolo 19 è davvero illuminante in propostito, oltre che terribilmente reale. La gente non ha tempo, i giovani non hanno tempo, i lettori non hanno tempo. Ad un palmo dal proprio naso ecco un testo di autentico spessore ma niente, niente da fare, non c’è tempo, non c’è tempo per leggerlo, non c’è tempo per interiorizzarlo. E che cosa fa allora il nostro simpatico lettore moderno? Semplice: sorvola, svicola, non approfondisce, giudica in maniera superficiale. Dà un’occhiata alle prime righe, a qualche grassetto magari, certo, e pensa di aver capito già tutto, il furbone. Quante volte sarà capitato anche qui tra le pagine di Fucina Trapella! Ahime, quante volte!
E’ uno studio di una concretezza impressionante.
Sostiene il professor Khermes che di fronte ad un testo impegnato soltanto una persona su 10 decide di mettere in discussione il proprio tempo, dedicandolo all’assimilazione dei contenuti (operazione talvolta impegnativa, senza dubbio, ma allo stesso tempo così indispensabile). Gli altri nove no. Gli altri nove si ritengono più scaltri, probabilmente. Superiori. Più fichi. A loro basta qualche dannata riga e qualche fottuto grassetto per decidere che il tal argomento non è degno di interesse. Se poi i grassetti si diradano allora ciao, si passa ad altro, si corre subito via, via, a giocare alla Playstation o a guardar la De Filippi. Khermes si scaglia duramente contro questo malcostume diffuso e nel paragrafo tecniche pratiche di sub-assimilazione concettuale la sua posizione viene esplicitata senza mezzi termini.
Un testo di tipo A – afferma il professore – potrebbe finanche contenere i peggiori epiteti del mondo, magari rivolti allo stesso lettore (ricordate il titolo del capitolo 19?), e questi con grande probabilità potrebbe assimilarli involontariamente, subliminalmente per così dire, rendendoli effettivi proprio a causa del suo stesso modo di fare sconsiderato, colpevolmente superficiale. E’ possibile che all’interno di questo ipotetico testo siano presenti – è solo un esempio, intendiamoci – parole come faccia del tuo cazzo, coglione, rimbambito, rintronato, scellerato, mentecatto, bagaglio, bagiano, zavaglio, testa di pube, glande raffermo, vulva rinsecchita, pezzo di melma, bestia con la parola, cesso vivente, rottame ambulante, feccia della società, puss del mondo, gran pezzo di sterco di capra andato a male, uomo-merda, poveretto, pover’uomo, cazzone avariato e via di questo passo, soloper citarne alcune. Niente di più facile. E’ incredibile come questi termini potrebbero essere presenti, ovunque, sparsi qua e là all’interno dell’ipotetico testo, e il lettore medio neanche se ne accorgerebbe (nove volte su dieci). Perché tanto ci sarà sempre un rassicurante grassetto al quale aggrapparsi, come folle baluardo d’approssimazione mentale dal quale risulterà fin troppo facile librarsi in aria per sorvolare a volo d’uccello l’intero testo, bellamente, spensieratamente, mettendo così a tacere la propria coscienza critica.
E’ triste, lo so. Eppure pare proprio che sia così, almeno secondo lo studio condotto dal professore.
Mi chiedo a questo punto se veramente anche qui alla Fucina Trapella questo fenomeno sia accaduto o possa accadere, e con quale frequenza. Spero francamente il meno possibile (e lo spero più che altro per voi lettori).
Tuttavia sono convinto che il nostro sia per la maggioranza un pubblico attento e preparato, che non si lascia certo intimidire da un testo apparentemente più lungo dela media, magari condito da qualche parolina difficile.
Io lo so che siete così, lo sento. So che non fate parte di quei nove. Datemene testimonianza, vi prego.
Altrimenti, beh, è anche inutile che ve lo dica.
Perchè in fondo – ed è proprio questo il bello del paradosso Khermesiano – ve lo sareste già detto voi stessi, in autonomia.
chicotrapella - mercoledì, 30 maggio 2007 | Permalink | commenti (13)
tags: cultura, riflessioni, generale, autori, britney spears, mutande, dibattiti, sperimentazione
Questa domanda mi sta assillando.
chicotrapella - venerdì, 11 maggio 2007 | Permalink | commenti (23)
tags: cultura, riflessioni, generale, dibattiti
A seguito delle roventi polemiche scatenate dal precedente post, polemiche senza dubbio costruttive, certo, ma in parte anche contaminate, spiacevolmente contaminate devo dire da dosi massicce di astiosità, illazioni gratuite e malafede, sento il bisogno di precisare un paio di cose importanti. Molto importanti. Ne va dell’intera credibilità del progetto-Fucina.
Premetto che non mi esprimerò ulteriormente sulla questione Grande Magnete, non per ora almeno. Gli animi sono ancora fin troppo infuocati ed io non sarò così sciacallo da cavalcare questa onda emotiva per un mio tornaconto personale a livello di visibilità, no davvero.
Tuttavia vorrei fosse chiaro, una volta per tutte, ciò che deve aspettarsi o non aspettarsi il lettore da questo nostro blog, e cosa noi dobbiamo al lettore in termini di servizio, al fine di evitare sgradevoli fraintendimenti futuri.
 
E allora per prima cosa, con estrema serenità, a nome della Fucina tutta desidero dirti questo, carissimo lettore-avventore: che se sei in cerca di informazione spicciola, disimpegnata, da bar sport, questo non è il posto che fa per te. Sono desolato. Non ti deprimere però, mi raccomando, non arrenderti così facilmente caro avventore un po’ superficialotto. Che di bar sport il mondo è pieno, pullula; guarda: ce n’è uno proprio lì all’angolo. Quindi vai, accomodati pure. E fatti una bella sorsata di tragico niente alla mia salute.
Però dopo, per cortesia, evita di presentarti qui, sbronzo, a pisciarmi le tue mediocri sentenze sulla moquette del salotto.
Caro avventore, sei per caso in cerca di facile pubblicità per il tuo imperdibile, fantasmagorico blog? Okay, in fondo non c’è niente di male, lo capisco, è più che legittimo il desiderio di condividere con gli altri le proprie idee e la propria interiorità. Del resto a chi non interesserebbe sapere dettagliatamente che ieri, subito dopo che avevi litigato così furiosamente con la tua fidanzata perché ti eri dimenticato di videoregistrarle l’ultima puntata di Uomini e Donne hai deciso di prenderti finalmente del tempo per te stesso e hai fatto quella rilassantissima passeggiata al mercato rionale dove tra l’altro sei riuscito finalmente a reperire quella rarissima statuetta del presepe proprio quella del pastore albino che pensavi di non trovare mai ma proprio mai mai mai più? Certo io non me la sento di escludere a priori l’esistenza di un qualche squilibrato che desideri veramente sapere tutto questo.
Però ti prego, se puoi, almeno, cerca di non venire qui a chiedermi di votarti al tal-concorso del tal-tizio del tal-sito, spudoratamente, senza alcun ritegno. Altrimenti fallo, fallo pure. Ma sappi che la cosa migliore, la più bella che ti potrà accadere è che io non ti voterò. Tutto il resto (leggi: il modo più efficace per fartela pagare frantumandoti quel briciolo di reputazione che ti è rimasto) lo valuteremo, e attentamente, di volta in volta.
Caro il mio avventore birichino nonché porcellone, sei forse tu in cerca di una frizzante emozione virtuale, di un effimero squarcio di piacere che, per quanto fuggevole, ti aiuti ad emergere dalle grigie miserie della tua vita quotidiana? Bravo. Ma Fucina Trapella non è il sito che fa per te, fattene una ragione. Qui non troverai immagini di Paris Hilton nuda, né foto di Britney Spears senza mutande, né video di Paris Hilton e Britney Spears nude e senza mutande. E a dirla tutta temo che non le troverai nemmeno col cappotto. Così come non troverai quei filmati girati a scuola col telefonino, quelli tanto di moda al giorno d’oggi, quei video che stai cercando da giorni e giorni con copiosi rigagnoli di bava alla bocca – ma guarda come ti sei ridotto – , quelli in cui gli studenti del liceo se la fanno con l’insegnante che se la fa con la preside mentre altri studenti arrapati filmano la bidella che si tocca pensando a Britney Spears nuda insieme a Paris Hilton senza mutande. O era il contrario, non ricordo. Ma io dico: ci rendiamo conto a che punto siamo arrivati?
Ricapitolando: qui non troverai nessuna foto, immagine, video, filmino o filmato che dir si voglia che possa riguardare gente nuda o in atteggiamenti compromettenti e/o promiscui, deprecabili, fini a sé stessi. In altre parole se sei in cerca di materiale che abbia a che fare con il sesso inteso come pornografia, con la pornografia intesa come sesso, con Paris Hilton intesa come nuda o con Britney Spears intesa come senza mutande – era lei quella senza mutande mi sa – e tutto questo magari lo stai cercando gratis – eh beh certo, gratis, perché abbiamo pure il braccino corto – se stai cercando tutto questo dicevo, allora sappi che qui alla Fucina Trapella non lo troverai.
Non solo. Sarà lo stesso staff di Fucina Trapella a farsi carico personalmente e con discrezione del delicato compito di informare tua moglie, o chi per lei, a proposito delle tue scorribande proibite sul web.
Caro il mio bel avventore.
Già. Avrei tante altre cose da dirti, ma forse è il caso che mi fermi qui.
Anzi no.
Perché io lo so come sei fatto. Tu pensi di poter venire qui a criticare tutto, tutto quanto, tipo che so, ne dico una, il template. Sì, proprio quello che stai osservando in questo momento con quell’aria da infelice.
Ti fa vomitare, non è vero?
Beh, ci stiamo lavorando. Scusa tanto se non siamo dei perdigiorno come te, fannulloni che non fanno altro che stare al pc, a mettere insieme tag, a dispensare links, a testare tools. Il tuo template è più fico del nostro, e con ciò? Qui si bada ai contenuti. Non mi parlare di template, allora, non mi parlare di template di wordpress, che sono meglio dei template di bloggers, che sono peggio dei template di splinder, che assomigliano ai template di ‘sto cazzo, di ‘sto grande, grandissimo, beneamato cazzo. Non parlarmi di template. Non so neanche come si scrive la parola template, amico, se il plurale è template o templates, pensa un po’. E poi basta: ho detto non me ne parlare.
Chiedo scusa se ho alzato leggermente i toni, spero che nessuno se ne sia avuto a male. E’ che certe cose mi mandano al limitatore, sul serio, mi offuscano la ragione e purtroppo non so che farci; è più forte di me, chiedo venia. Come ad esempio quel brutto modo di fare che avete voi bloggers, o almeno alcuni di voi – i più meschini – di sfoggiare ad arte un campionario collaudato di trucchetti di una bassezza disarmante, pietosa, al fine di convogliare presso di voi i visitatori più sprovveduti, seminando qua e là manciate e manciate di parole-esca quasi foste vili bracconieri senza scrupoli, miserabili cacciatori di frodo dell’attenzione altrui, indebitamente carpita, impunemente sottratta.
No, non si fa così.
Fucina Trapella prende le distanze da questa folle giostra, da questo squallido teatrino, ed eccomi qui a ribadirlo a gran voce.
 
In ultima analisi, ecco perché il nostro amato lettore-avventore, esule e naufrago nello sconfinato quanto sconfortante oceano del nulla, sa di poter trovare in Fucina Trapella un approdo diverso, accogliente, costituito da solide fondamenta.
Egli sa che potrà bussare con fiducia alla nostra porta e ad accoglierlo sarà il bello, l’arte, la cultura. Ma anche e soprattutto la sperimentazione, la ricerca, l’approfondimento. Sentieri non battuti per giungere allo sviluppo, oserei dire alla esaltazione ultima della sensibilità collettiva ed individuale, con impegno, perché no, anche con fatica.
Perché questa rimane pur sempre una Fucina, non dimentichiamocelo: da focina, ovvero officina, ma allo stesso tempo anche da focus, focos, vale a dire un luogo dove si suda e si lavora, dove si produce, si plasma, si forgia, sospinti da un fuoco creativo che tutto infiamma e monda, monda e infiamma, vigoroso ed instancabile.
Ed è anche un avamposto. Posto-avanti. Sì, prima di tutto perché siamo ben consapevoli di quanto sia necessario anticipare i tempi, se non si vuole poi correre il rischio di rimanere impantanati nelle torbide paludi del vecchio. Ma soprattutto perché c’è una guerra in atto. Una guerra sommersa, probabilmente, ma non per questo meno drammatica. Il nemico è alle porte! Sveglia! Appiattimento culturale, omologazione del pensiero, povertà di contenuti, queste le sue infide armi. E noi siamo chiamati a resistere.
Ecco perché c’è bisogno di un avamposto. Ecco perché c’è bisogno di Fucina Trapella.
 
Bene. Dovrebbe essere tutto per ora.
Mi scuso per la lunghezza dell’intervento, d’altronde capite anche voi quanto fosse indispensabile. Spero di aver dissipato eventuali dubbi e perplessità. Non mi aspetto un unanime consenso popolare, sarebbe sciocco ed utopistico da parte mia, anzi, lungi da me. Quello che mi auguro, piuttosto, è di aver contribuito a creare un clima di interscambio formativo decisamente più mite e disteso, che ci consenta di continuare a camminare insieme nella maniera più proficua possibile.
Se sapremo lavorare in questo modo, con grande pacatezza e senso di responsabilità, sono sicuro che presto potremo permetterci di riaffrontare anche il discorso Grande Magnete.
 
C. Trapella
La dicotomia sostanziale-immaginifico è questione vecchia come il mondo. Fiumi e fiumi di inchiostro sono stati versati sin dai tempi antichi (pensiamo per esempio a tutta quella parte più reazionaria e “spregiudicata”, per così dire, dell’universo ellenico-classico), fino ad arrivare alla lucida contemporaneità dei vari Cazeaux, Stodal, Wilson e alla scuola brandeburghese piuttosto che a quella belga di fine novecento.
Ma oggi, agli albori del secondo millennio, in che termini dobbiamo affrontare l’argomento? E’ ancora attuale la cosiddetta cultura della “ragionevolezza d’intenzioni”, tanto sbandierata da Leitz e soci? (Con una buona dose di supponenza, aggiungerei, se mi è consentito). E se questa premessa è vera, allora il nostro approccio critico non richiederebbe forse una decontestualizzazione programmatica e puntuale? E’ lecito domandarselo, almeno?
In altre parole, come si deve porre lo sperimentatore odierno (costretto a lottare ogni giorno col coltello tra i denti - non nascondiamocelo - in un sistema per tanti versi ostile, opprimente ed oppressivo) di fronte ad una divisione così netta ed incalzante?
Parliamone.
chicotrapella - venerdì, 16 marzo 2007 | Permalink | commenti (24)
tags: cultura, riflessioni, generale, dibattiti, sperimentazione
È possibile disgiungere un’emozione (così come un’intuizione, un vissuto, un’idea) trasfigurandola in direzioni diametralmente opposte ma allo stesso tempo così inevitabilmente complemetari tra loro, tanto da dilatare quella stessa emozione di partenza, travalicandone i confini?

Secondo Nevio Scannabucci – pittore, scultore, poeta, scrittore fiorentino – sì.

Da circa quattro anni, insieme ai ragazzi del Progetto Golem, l’eclettico Nevio sta portando avanti questo tipo di discorso con la forza e l’entusiasmo di sempre, uniti ad una sagacia tecnica particolarissima maturata nei lunghi anni di attività.
Grande esperienza dunque: esperienza che l’artista toscano – tenetevi forte –  metterà presto a disposizione della Fucina!

Proprio così.

L’intento è appunto quello di integrare proficuamente l’arte pittorica con una serie di suggestioni poetiche trasversali (ma non solo), al fine di innestare un meccanismo virtuoso di crescita condivisa e condivisibile del quale poter fruire, tanto a livello di singolo quanto più di comunità viva e pulsante. Una sorta di modello di Todeau, in pratica.

E’ un bell’impegno, una bella sfida, certo…

Una sfida che faremo il possibile per vincere: qui naturalmente, insieme, alla Fucina Trapella.
chicotrapella - mercoledì, 31 gennaio 2007 | Permalink | commenti (7)
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La linea guida che vorremmo adottare in questo spazio condiviso – come del resto è intuibile dal sottotitolo – il vero e proprio empreinte de sorte, lasciatemi dire, è racchiusa principalmente in questa espressione.
Percorsi entropico-evolutivi di significato.
Per chi ha già avuto modo di seguire alcuni dei nostri laboratori questo termine non risulterà del tutto nuovo… già nel suo primo trattato sulla meme, nel ’97, il prof. Putrelli infatti tratteggiò i contorni di uno scenario che all’epoca appariva ancora piuttosto impalpabile ai più, ma che parallelamente alcuni seppero riconoscere come un credibile estuario venturo della riscoperta. Stiamo parlando della corrente denominata “Alchimia Poetica Entropica” naturalmente (forse la ricorderete come A.P.E.), che il professore con tanta dedizione ha cercato di portare avanti nel corso della sua attività e che a quasi dieci anni di distanza è e rimane ancora così fortemente attuale.
Partendo da questa base (solidissima) siamo andati avanti, passo dopo passo, sviluppando un’idea che di per sè stessa era già in movimento, riplasmandola di volta in volta, non senza rischi, non senza audacia, si potrebbe dire rincorrendola in divenire.
Come un prisma di Reinn l’approccio è mutato, svelando nuove ed inaspettate facce semantiche a seconda delle prospettive, riflettendo a tratti maestosi squarci di verità, da acquisire e rielaborare, in una sorta di reflusso virtuoso che tende ad assottigliarsi sempre più, facendosi carico del fardello più grande di sempre, ovvero la memoria, nel tentativo di carpirne l’essenza.
In questo contesto mi preme sottolineare che, a differenza di altre moderne traiettorie di pensiero, il nostro metodo non intende tagliare fuori la poetica, al contrario! Noi vogliamo cibarci di poetica, non la ripudiamo affatto, anzi, la consideriamo un prezioso viatico senza il quale non sarebbe nemmeno immaginabile disporre delle energie necessarie per scardinare le arrugginite inerzie del passato, di questo passato.
Ovviamente la poetica rimarrà sempre un mezzo, un punto di appoggio per la vivida contaminazione… ma per ora non mi dilungherò oltre, avremo sicuramente modo di approfondire ancora l’argomento.
 
C. Trapella
chicotrapella - mercoledì, 10 gennaio 2007 | Permalink | commenti (4)
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