La Delinking Week è stata veramente intensa. Intensa e fruttifera, sotto tanti punti di vista, specie per voi amici bloggers. Il coraggio è stato premiato, ancora una volta, trasformando l'impossibile in possibile, il sogno in realtà, la realtà in magia, la magia in sogno. Ed ecco che il germe della speranza ha attecchito, dapprima timidamente, poi sempre più con forza, con tenacia ed appassionato ardimento, crescendo piano e sbocciando infine in quella che io definirei una straordinaria presa di coscienza collettiva, una croissance cognitive davvero sorprendente di questi tempi, che per certi versi mi ha addirittura ricordato la primavera lionese del ‘75. Sorprendente, sorprendente è la parola giusta. Sono fiero di voi.

Il pachidermico convoglio-titanic non è ancora al sicuro, no, eppure venerdì scorso ho avvertito distintamente un vigoroso colpo di timone. Credo che ognuno di voi l’abbia avvertito. La nave ha ondeggiato a lungo, paurosamente, nel buio, ma ora siamo qui, ci siamo, ci siamo ancora e venderemo cara la pelle, potete scommetterci; rimarremo saldamente abbarbicati alla speranza con tutte le forze delle quali disponiamo, caparbi come mai, affinchè la speranza stessa non affondi insieme a noi, insieme all’ultimo di noi.

E’ una grossa responsabilità, me ne rendo conto. E’ una sfida che la Fucina si sente di accettare per non tradire se stessa e la propria identità. Abbiamo ragionato a lungo in questi giorni, e una volta di più vorremmo rassicurare i tanti che ci hanno scritto allarmati paventando un improvviso cambio di programma nella nostra linea editoriale. No, amici, niente affatto. Non temete. Non ci vedrete né cospargerci di miele né cantare Mariah Carey, né ci udirete gemere in un’umida vasca da bagno. So che a qualcuno piacerebbe ma noi non lo faremo. Non a breve termine almeno. No. Noi non ci svenderemo al primo offerente. Non tradiremo la nostra missione. Non twitteremo, giammai, noi non twitteremo. Non scriveremo su Grazia, non affronteremo il tanto discusso tema peperoni, pur consapevoli del fatto che il tema peperoni, oggi, tira come una bestia e ti consente frotte di accessi facili. Tutto ciò a noi non interessa. Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, con grande umiltà. Continueremo a divulgare e a fare cultura senza mutande e lo faremo con lo stesso identico spirito del primo giorno, credetemi, potete state tranquilli. Non cambieremo. Rimarremo noi, rimarremo Fucina, fino alla fine.

 

p.s. Per chi desidera approfondire l’argomento se ne parla a lungo anche qui.

chicotrapella - lunedì, 11 febbraio 2008 | Permalink | commenti (4)
tags: riflessioni, manifesto, servizio, blogosfera, mutande, trasparenza

"Non ti illudere, amico mio, e risparmiati quelle sciocche telefonate! Lei non ti riceverà. Mai. Chè esiste un solo modo per prendere un appuntamento con la Storia. Aspettarla sotto casa, la sera, con un'agenda nuova in mano".
J. J. Apollinaire, Lettere ad un amico, 1973

Oggi signori, oggi, 8 febbraio 2008, al termine di questa lunga e intensa settimana, lo possiamo dire: quell'agenda nuova, alla Storia, gliela abbiamo consegnata noi.

Tutti noi. Insieme.

Vecchie pagine si stanno già accartocciando sotto i nostri occhi, ora, nello stesso istante in cui sto scrivendo queste parole. Posso vederle.
Pagine logore, consunte, polverose come il più remoto dei passati, quando il passato, in fondo, era solo ieri.
Pagine tristi, pagine scure, pagine fatte di peperoni e di vasche da bagno.

Al loro posto, meravigliose pagine bianche.
Pagine che non hanno ancora conosciuto la parola fine, ma che perfettamente sanno quale è l'inizio.

E l'inizio è questo, ecco, voi ci siete innanzi.
Voi lo scriverete. Voi lo state già scrivendo.

Non chiedetemi dove ci condurrà il cammino, non fatelo, non saprò rispondervi.
Quello che so è che il viaggio è incominciato, e che oggi, 8 febbraio 2008, da oggi e nei giorni a venire, quel cammino passa di qui.

Ma soprattutto, di qui.

Felice delinkaggio a tutti voi.

chicotrapella - venerdì, 08 febbraio 2008 | Permalink |
tags: servizio, amicizia tra bloggers

Delinking Day, meno uno.

chicotrapella - giovedì, 07 febbraio 2008 | Permalink |
tags: servizio, amicizia tra bloggers

Delinking Day, meno due.

chicotrapella - mercoledì, 06 febbraio 2008 | Permalink |
tags: servizio, amicizia tra bloggers

Delinking Day, meno tre.

chicotrapella - martedì, 05 febbraio 2008 | Permalink |
tags: servizio, amicizia tra bloggers

 

Ed eccoci di nuovo qui, cari amici bloggers, a tener fede agli impegni assunti.
Non avevamo forse dichiarato, una volta (ricorderete senz'altro lo strepitoso successo del MHB2007), che Fucina Trapella avrebbe ricoperto anche un ruolo sociale, assolutamente non marginale, switchando all'occorrenza da blog di divulgazione impegnata a blog di servizio? Perfetto. I tempi sono maturi. Le premesse ci sono tutte.
Tac/tac.
E blog di servizio sia.
 
L'iniziativa di quest'anno è ancor più coraggiosa di quella del 2007, se vogliamo, ma a maggior ragione potrebbe rappresentare un primo, sensibile cambio di rotta a favore di quell'intorpidito, pachidermico e macchinoso convoglio-titanic conosciuto come blogosfera. Un convoglio che - solo chi sta sopra non lo avverte, ma il fatto è di un'evidenza cosmica - affonda piano, giorno dopo giorno, tragicamente, inesorabilmente. Un convoglio in cui tu - sì, proprio tu fratello - se non ti muovi - se non agisci - se non ti svegli - farai la fine dell'orchestrina. Presente, no, l'orchestrina? Ecco.
 
Ora: vuoi tu, coscientemente, deliberatamente, in piena autonomia delle tue facoltà mentali, fare la fine dell'orchestrina? Desideri davvero spegnerti nella mestizia, nel silenzio, nella solitudine, nell'angoscia e nell'ombra, lì, col tuo patetico piffero a suonare inascoltato, e per sempre, l’ultimo requiem di te stesso?
Non preferiresti piuttosto salire per tempo sulla scialuppa che Fucina Trapella, per l'occasione, ha approntato per te e per i tuoi cari il giorno 8 febbraio 2008?
Coraggio allora, andiamo: non temere. Aderisci all'iniziativa e salta su insema a noi!
 
DELINKA ANCHE TU
 
Delinkare è cosa buona e giusta, e lo è per un’infinità di motivi:
 
Primo – Delinkaggio uguale sobrietà. Sobrietà d’intenti, sobrietà d’immagine, sobrietà di sostanza. Sobrietà, sobrietà, sobrietà. Sobrietà è stata eletta parola dell’anno 2008, pertanto sobrietà intesa anche come sinonimo di lifestyle e di coolness spinto, nonchè di integrità morale e di responsabilità civile. Ecco che allora delinkare il link superfluo assumerà un significato molto profondo, dalle connotazioni fortemente orientate all’ecosostenibilità: un po’ come quando chiudete il rubinetto dell’acqua mentre vi lavate i denti, insomma. In due parole: no allo spreco. E sobrietà a manetta.
 
Secondo – Delinkaggio come forma suprema di contestazione al sistema. Delinkaggio come arma dei popoli e speranza delle genti. Se infatti è vero – come è vero – il primo assioma della blogosfera (lo conoscete, quello che recita: dicesi blogstar quell’entità nebuloidale che occupa i vertici dei ranking per ragioni oscure ai più, e se ne bea con malcelata spocchia, diffondendo rancore nei cuori e fomentando odio nelle menti), capite che il delinkaggio diventa allora strumento potente di ribellione e di rivolta. Una volta c’era il forcone, ora c’è il de-link. Ma la storia è sempre quella in fondo. Perché ditemi un po’: non è forse vero che quel link lì, lì nella vostra bella colonnina curata, quello che avete elargito in maniera così sprovveduta alla blogstar di turno solo perché speravate che un giorno – poveri cari – dall’alto del suo trono dorato, Egli vi avrebbe ripagato con magnanimità, magari con una visita, un commento, che so, o addirittura con un – no dai, spero che non abbiate sperato fino a questo punto – un contro-link (e non raccontatemi che l’avevate fatto perché quel blog vi interessava veramente che, voglio dire, la cosa si andrebbe a scontrare in maniera inaccettabile con il noto, secondo assioma della blogosfera, il quale afferma: il link di reale interesse non esiste, o se esiste trattasi di fenomeno assai raro, difficilmente riscontrabile o misurabile, e comunque sia mai, in nessun caso, associabile a quelle che vengono comunemente definite ‘spocchiose entità nebuloidali’); non è forse vero, stavo dicendo, che tutto ciò non ha il minimo senso? Le vostre attese non sono forse state sempre e costantemente disilluse dalla succitata entità nebuloidale? La stessa che magari fatica pure a rispondervi nei suoi stessi commenti? Per Dio, un po’ di dignità allora! Basta! Via quel link, per la miseria! E vediamo se ci sarà ancora qualcosa da bearsi, dopo il Delinking Day. Vediamo. Care le mie belle entità nebuloidali. Dormite sonni tranquilli convinti che il link sia un diritto acquisito, forse, ma vi sbagliate della grossa, oh se vi sbagliate! Il Delinking Day ribalterà le vostre adorate classifiche come un calzino, le farà accartocciare su se stesse, le sovvertirà inequivocabilmente ed allora sì, la pappa per voi sarà un po’ meno pronta. Ridete già un po’ meno adesso, eh, furbacchioni? Cos’è, ve la state già facendo sotto? Avete già le gambine che vi fanno giacomo-giacomo? Oh, cuccioli! Mi sembra di vedervi. Beh, state a sentire, lo sapete che vi dico? Che un po’ di sano pepe al deretano non vi farà poi così tanto male. Per cui avanti, voialtri smidollati: animo! Abbiate il coraggio di fare quello che avreste voluto fare da tempo! Via il link, così, alla vigliacca e senza preavviso! Chissenefrega, mica dovete niente a nessuno! E poi oh, mal che vada, se qualcuno ha qualcosa da dire, lo mandate da papà Trapella che tanto ha le spalle larghe.
 
Avevo preventivato un’altra ventina di punti, in verità, ma il tempo stringe ed ho come la sensazione di essermi già dilungato troppo.
In buona sostanza quindi, per riassumere:
 
il giorno 8 febbraio 2008
DELINKA E FAI DELINKARE!
 
Per un mondo migliore. Per una blogosfera nuova, più matura, snella e coerente.
 
DELINKA E FAI DELINKARE!
 
Per arginare la povertà di contenuto. Per dare una possibilità a tutti. Per i più deboli, per gli ultimi, per quelli che non hanno voce.
 
DELINKA E FAI DELINKARE!
 
Per non far la fine dell’orchestrina.
 
DELINKA E FAI DELINKARE!
 
Per non soccombere alla casta. Per non piegare la testa ai poteri forti. Per conferire pepe q.b. ad ogni deretano bisognoso.
 
DELINKA E FAI DELINKARE!
 
Per resistere, forcone alla mano. Insieme. Uniti. Arcigni. Sobri.
 
DELINKA E FAI DELINKARE!
 
Anche tu.
 
DELINKA E FAI DELINKARE!
 
Spezza le catene.
 
DELINKA E FAI DELINKARE!
 
Viva la France.

 

chicotrapella - lunedì, 04 febbraio 2008 | Permalink | commenti (62)
tags: servizio, amicizia tra bloggers


Non amo questo genere di post, eppure eccomi di nuovo qui a dover puntualizzare l'ovvio, a dover rimettere le cose al loro posto, a trovarmi costretto a dare una bella pettinata a qualcuno, un'altra volta, di nuovo. Uff. E' dannatamente seccante, credetemi. Eppure, a quanto pare, necessario.

E così eccomi qua.

Un anno fa non sapevo nemmeno che esistessero, costoro. Ignoravo la loro esistenza. E stavo bene. Perchè questa gente, vedete, è gente meschina, dannosa e malata. Sì, malata. Non ho intenzione di usare mezzi termini stavolta, sia chiaro. Chè questi sono parassiti, ecco cosa, sono frustrati, certo, sono persone che nella vita non hanno niente, niente al di fuori della loro triste tastierina e del loro miserrimo computerino del menga. Bravi, bravi. Vi sentite al sicuro, vero, dietro a quel vostro bel monitorino eh? Chi ve l'ha comprato, il paparino? E nella stanza a fianco chi c'è? C'è la mammina che vi ha appena rimboccato le copertine? O la nonnina che vi ha imboccato la minestrina? Oh, poveri!

No, non ho nessuna intenzione di compatirvi, sappiatelo. Cristo santo, SVE-GLIA-TE-VI!!! Il mondo reale è un altro, bamboccioni cresciuti che non siete altro! Attivare i neuroni non è un reato! Eh che diamine!

Vi immagino lì, nella vostra zuccherosa cameretta, immersi in quella rassicurante bambagia domestica, mentre magari fuori c'è gente che si fa un culo grosso come una capanna. Magari. E non riesco a provare compassione. Hey, sto parlando anche a te, Matteo P, o a te, caro il mio Ardizzoni, che non hai niente di meglio da fare se non venire qui a rompere i cosiddetti a noi altri. E pure a te, JM, non credere, ti conosco, fai parte anche tu dei Ringo Boys. Che cosa volete dimostrare eh? Me lo dite una buona volta? Qual è il vostro credo, quale la cultura, il messaggio che portate avanti? Vorrei capirlo. Voi che sul comodino ostentate – mi sembra di vederlo – roba tipo "la ballata delle prugne secche" – tipico! – e avete pure il coraggio di classificarla come libro (brr), o che basate la vostra ideologia sulla barzelletta n°152 della raccolta su Totti; voi, voi che avete svenduto il cervello al primo arrivato, senza ritegno, della serie emisfero sinistro offerto in olocausto nei lunghi pomeriggi Defilippiani ed emisfero destro lucchettato saldamente a Ponte Milvio, osceno obolo al dio Moccia; voi che – potrei scommetterci, potrei scommetterci! – arrivate qui digitando "britney spears senza mutande" o "non ci sto dentro se non vedo entro max un minuto l'ultimo video con paris hilton nuda mi aiuti la prego signor google mi dica dove posso trovarlo è importante!!!".

Proprio voi. Babbei.

Continuate pure così, continuate, Chico Trapella non è nessuno per impedirvelo. Ma sappiate una cosa: che da oggi, in Fucina, si cambia ufficialmente registro.

Da oggi, in Fucina, non c'è più trippa per troll.

(fate i bravi, aderite alla campagna...)


Mi accingo a scrivere questo post con una punta di irritazione, non intendo nasconderlo.

La gioia e l’esaltazione vissute recentemente – vedi Monvalle e vedi De Rimondi, ma anche altri succosi progetti che si stanno concretizzando in questi giorni – sono sacrosante, ma non devono minimamente indurci a perdere il contatto con la realtà. Una realtà, lo sappiamo, terribilmente arida, desolata e desolante, una realtà che mai come adesso sembrerebbe compiacersi del suo lato più buio, più triste.

 

E’ pratica diffusa, tra i giovani bloggers, quella di spulciare tra le chiavi di ricerca, o referrers, o referral, o so ben io/lascia pur dire a loro. Tra le tante abitudini discutibili che costoro si ostinano a portare avanti, questa, per lo meno, mi sembrava un’operazione carina, simpatica, innocente.

Ripeto: carina, simpatica e innocente.

E qui, perdonatemi, pur non essendo persona avvezza alle volgarità gratuite – mi conoscete – corre l’obbligo di un secco, oserei dire doveroso‘sto cazzo.

 

Che delusione…

Analizzando il mese di settembre 2007 i dati sono a dir poco sconfortanti. Fanno venir voglia non dico di mollare tutto, questo no, ma di mollare Shiny Stat almeno sì, perché proprio allora mi dico che non ne vale la pena. E non sto parlando di quantità di accessi, sia chiaro, che quelli li abbiamo sempre lasciati volentieri al trionfatore del MHB e al suo giardiniere (senza offesa intendiamoci; anzi, li saluto). Qui stiamo parlando di altro: parliamo di attitudine alla cultura, parliamo di ricerca del bello, di ansia del bello, di slancio intellettuale, di vero interesse della gente verso un ideale più alto, da inseguire con passione e sacrificio ogni giorno di più, e ancora e ancora.

E invece no, niente di tutto questo. Credetemi amici, se vi dico che aprire quella finestra è stato un po’ come affacciarsi su di un pauroso abisso senza fondo in cui il nulla alberga sovrano, sinistra proiezione dei più cupi recessi della mente umana.

 

Britney Spears. Paris Hilton. Nude. Senza mutande.

 

Ecco, papale papale, che cosa cerca la gente. Ecco che cosa la gente vuole, che cosa la gente si aspetta da questo blog, dal web, dalle istituzioni, dalla società intera. Cultura? Bello? Impegno? Crescita intellettuale? Macchè. Britney Spears e Paris Hilton, possibilmente nude e possibilmente senza mutande. Ecco tutto. Altro non serve. Il resto è out, roba vecchia, spazzatura, così come qualcuno auspicava da tempo, probabilmente, in nome di una pseudo ideologia plasticea, mediocre, omologante, piatta. Drammaticamente piatta, come da copione.

Beh, signori miei, se è questo che volevate sentirvi dire eccomi qui, eccomi a decretarlo, solo con un filo di legittima amarezza: avete vinto.

Non sono io, è Shiny Stat stesso a recarne testimonianza, tragico specchio di una realtà distorta, sanguinoso campo di battaglia profanato da un nemico senza scrupoli, che gode nel procurarne scempio.

 

45 chiavi settembrine di ricerca.

Ecco allora che qualcuno, timidamente, si affaccia digitando “trapella”, o “fucina trapella”, o si produce in un temerario “rui mong”. Apprezzabile, ma parliamo di tre, quattro persone. Mosche bianche. “Apollinaire”, “Laplace”, “De Rimondi”, ecco arrivare qualcun altro… e poi “serroni via del pratello”, sì, forse ci siamo… qualcuno che si interessa al centro civico, agli spettacoli… la speranza è viva… forse non tutto è perduto…

No, amici miei, no. Finiamola di illuderci.

In tutto fanno 14 chiavi di ricerca su 45. 14 su 45.

 

Le restanti 31 (ben il 69%, e non credo si possa parlare di coincidenza a questo punto) non sono altro che uno stucchevole minestrone di quelle quattro parole che ora non voglio ripetere, reimpastate, reimpapocchiate in tutte le salse possibili e immaginabili: e le voglio senza censura di qua, e le voglio in un video di là; e le voglio in foto di su, e le voglio in padella di giù. Noioso nonché irritante, a maggior ragione se le intenzioni che ci muovono sono ben altre e ben più nobili. E quasi quasi dimenticavo, ciliegina sulla torta, i 3 in cerca di “studenti arrapati”… Che tristezza.

Non sono un moralista né un bigotto né un censore, non lo sono mai stato, eppure ora ne ho le scatole veramente piene, lasciatemelo dire. Solo l’idea che tutte queste persone si presentino in Fucina barzotte mi indispone in un modo che non potete capire. E perché poi? Solo perché una volta – in un contesto di un certo tipo, molto più complesso e articolato – sfiorai l’argomento? Siamo messi male.

 

La mia speranza inizialmente era che un post di questo tenore potesse rappresentare una sorta di deterrente per l’esercito dei suddetti barzotti. In questo momento però, mentre sto scrivendo, questa prospettiva mi appare già fin troppo utopistica e farraginosa, se non anacronistica.

Non credo sia la soluzione al problema.

Pertanto: fate quello che volete. La Fucina è pur sempre (anche) un blog di servizio, lo sapete, quindi andate, andate pure, abbuffatevi tranquillamente delle vostre malsane proiezioni immaginifiche, fatevi una bella scorpacciata di mutande di Britney Spears o di chicchessia alla mia salute, gozzovigliate in compagnia dei vostri discutibili feticci virtuali. Proseguite imperterriti sulla tormentosa via del pugnale, se proprio lo desiderate, se è questo che sapete fare meglio. E’ la Fucina stessa che vi esorta, che vi sprona e che vi smista, parimenti ad una stolta mandria di bovini: di qua, di qua, di là. Per Britney a destra, per Paris a sinistra. Mutande sempre dritto. Per gli studenti arrapati, al semaforo, chiedere.

 

Andate in pace, cari miei, sfogatevi, ma se tornate qui almeno abbiate la decenza di farlo a mente fredda, che di tempo da perdere noi non ne abbiamo. Dobbiamo lavorare. E se c’è una cosa della quale proprio non abbiamo bisogno è una patetica banda barzotti smidollata e cialtrona, che versa in condizioni pietose irraccontabili persino ai suoi stessi simili.

Bonne chance.


shamestat
chicotrapella - lunedì, 08 ottobre 2007 | Permalink | commenti (19)
tags: cultura, riflessioni, servizio, britney spears, blogosfera, mutande, trasparenza


42. Sto parlando di quarantadue TV-color letteralmente fran-tu-ma-ti. Distrutti, annichiliti, disintegrati. Per sempre.
Quando si dice un successo oltre ogni aspettativa.

 

Grazie.

Al genio di De Rimondi, ma soprattutto GRAZIE A VOI, una volta di più.


E' stata davvero una bella serata, da ricordare.
chicotrapella - mercoledì, 03 ottobre 2007 | Permalink | commenti (8)
tags: cultura, appuntamenti, servizio, collaborazioni, sperimentazione
Quello che sto per annunciare farà la gioia di molti di voi, lo so bene. In tanti ce lo avevate chiesto, davvero a gran voce, davvero con appassionata insistenza, ed eccoci qui: il popolo chiede, la Fucina risponde.
Mi scuso per l’assenza più prolungata del previsto, ma abbiamo letteralmente fatto i salti mortali per organizzare questo evento, che come sempre non sarebbe stato possibile se non grazie alla preziosa ed insostituibile collaborazione di Azeglio Cacciot e il suo staff del Mercuriale. Grazie di cuore ragazzi, grazie per la passione che ci mettete ogni giorno! E grazie anche ad Edizioni Cassiopea, che continua a credere in noi e che ha deciso una volta di più di accompagnarci per mano nel nostro cammino di sperimentazione e ricerca.
Ma basta con i preamboli, ora, e veniamo al dunque! Non è senza emozione che, ancora una volta, sto per darvi appuntamento al Centro Civico Serroni, in via del Pratello a Bologna, Sabato 29 Settembre alle 21:00 per
 
L’INGANNO DEGLI INGANNI
un monologo di C. Simon
riadattato, rivisto ed interpretato da
Giulio De Rimondi
 
Ecco: il post potrebbe tranquillamente essere chiuso qui.
Qualsiasi discorso rischierebbe di risultare superfluo, in casi come questo, eppure due parole vorrei spenderle ugualmente a favore del grande, irreprensibile Giulio. In qualche modo glielo si deve, per onestà intellettuale ma non solo: glielo si deve per gratitudine, verrebbe da dire, perché il lavoro di questi anni ha arricchito ognuno di noi di una forza nuova, sorprendente, costruita con dedizione ed audacia per mezzo della costante e delicata manovra operata da Giulio nel reinventarsi, giorno dopo giorno, di parola in parola, nel rimettere in discussione tutto attraverso se stesso, che nella sua personalissima visione del reale equivale a mettere in gioco in primo luogo se stesso, attraverso il tutto. E capite bene quanto si tratti di una logica tutt’altro che comoda, tutt’altro che semplicistica.
Il Giulio De Rimondi scrittore lo conoscete. Probabilmente meno nota ai più è la straordinaria attitudine teatrale del De Rimondi, la sua propensione scenica, l’irresistibile e prostetnico carisma comunicativo unito ad una raffinatezza di pensiero non comune, doti che indiscutibilmente hanno fatto e fanno di lui un artista completo, a tutto tondo.
De Rimondi non è nuovo ad estroflessioni di questo genere. Così come fece nel 2001 con la fortunata trilogia (sempre di Simon) del Bambino Cresciuto, che tanto successo riscosse nelle banlieu parigine, egli ha voluto curare personalmente ogni singolo aspetto della rappresentazione, trasformando il già articolato monologo di Simon in uno spettacolo pirotecnico all’interno del quale il pubblico gioca un ruolo chiave. Del resto, come sappiamo, De Rimondi ha fatto della sua vocazione alla polemica, alla provocazione, alla denuncia non solo un segno distintivo, ma una vera e propria misson sociologica.
Ecco che allora quella che dapprima potrebbe sembrare una abbozzata introflessione onirica si va schiudendo poco a poco, lambendo stralci di visceralità assoluta, fino alla vertigine; da qui la folle, disperata discesa che inevitabilmente dovrà condurre il singolo ad una comune presa di coscienza, abbandonando ogni cieca logica manichea a favore di un più consapevole agnosticismo sociale, che per sua stessa definizione non potrà mai piegarsi alle logiche consumistiche e opprimenti dettate del sistema (inteso come controllo preordinato delle menti).
E’ chiaro che una denuncia di questo tipo diventa allora molto pesante. De Rimondi se ne assume piena responsabilità, tanto da indicare con inaudita lucidità il mezzo principe di questa drammatica opera di anestetizzazione collettiva: la televisione. E’ il topos della rappresentazione. De Rimondi, con un cinismo critico senza precedenti, scardina uno ad uno i plasticei pilastri che costituiscono, in maniera così ingannevole, la sovrastruttura massmediatica, facendoli letteralmente saltare come birilli, con una nonchalance quasi imbarazzante. E’ un’azione veramente impietosa. Non sazio di una seppur così profonda demolizione concettuale, De Rimondi intraprende una demolizione materiale che travalica la mera provocazione per assumere i contorni ben delineati della catarsi. Una catarsi collettiva. Sarà il pubblico stesso, infatti, ad offrire in olocausto il proprio televisore, immolando con esso la propria condizione di prigionia. E quando il maglio (non più figurato ora, ma che al contrario ha preso corpo, sostanza e vigore) di De Rimondi si abbatterà con violenza su ogni tubo catodico, su ogni singolo cristallo liquido, e questi esploderanno devastati in mille pezzi, o si accartocceranno tragicamente in un fragore assordante davanti agli occhi luccicanti del pubblico, in una sorta di trance distruttiva purificatrice, ecco che allora sì l’inganno degli inganni non sarà solamente svelato, ma superato. Insieme. E chissà che forse, per la prima volta, non potremo tutti tornare a casa più liberi e più leggeri, o quanto meno diversi.
 
P.S. Come consuetudine, per chi vorrà, seguirà dibattito informale a caldo con Azeglio Cacciot del Gruppo Mercuriale. Non mancate.