Quello che vorrei proporre oggi si colloca decisamente oltre il grigio muro del convenzionale. Si tratta di una sperimentazione stuzzicante sotto molti di vista, che tanto attinge dal pozzo cyberaccademico storico di fine millennio, ma che al contempo va ad aprire un varco interessantissimo in quella sovrastruttura macchinosa che oggi chiamiamo ibridazione dialogica, la quale - non sono il solo a sostenerlo - da tempo richiede un vigoroso cambio di rotta, una sferzata tonificante, un'audace rivisitazione sostanziale di intenti che invada anche e soprattutto il formale, e senza la quale le sorti dell'intero movimento sarebbero senza ombra di dubbio tragicamente segnate verso il declino. Ammesso che di rinascita si possa ancora parlare.

Piergiorgio Tabellini, nonostante la giovane età, sembra averlo capito perfettamente. Ecco che allora il talentuoso autore emiliano ha voluto produrre con tenacia un primo, meditato abbozzo di ricerca, che tenga certamente ben salde le contaminazioni benefiche del passato senza per questo precludere uno sguardo attento e mirabilmente visionario sugli scenari futuri.

La metodologia di lavoro mi pare estremamente coerente e dinamica, e il risultato apprezzabilissimo. Tabellini applica alla lettera le tecniche di filtraggio teorizzate da Apollinaire (già trattate ampiamente in queste pagine), o quanto meno le applica rigorosamente nei primi tre passaggi, per poi scegliere una via se vogliamo ancor più rischiosa, che prevede cioè dapprima una scansione continua dello scritto con una banda passante relativamente tenue, a tratti impercettibile, con un crescendo finale inarrestabile segnato da una sequenza micidiale di cut-off progressivi davvero molto, molto severi. Ardita anche la scelta di ghettizzare senza possibilità di appello la punteggiatura, a detta dell'autore inutile fardello di un inutile retaggio vetero-passatista. Ghettizzare, non eliminare, attenzione. Non c'è disprezzo cieco ma piuttosto un diverso uso di. E ci passa un fiume. Da qui la nuova possibilità che viene messa a disposizione del lettore: usufruire della punteggiatora a piacimento, scegliendola e componendola secondo la propria personalissima chiave interpretativa ed emozionale del momento, in una operazione quanto mai viva e pulsante. Tabellini struttura l'operazione in maniera molto molto intelligente, piazzando dei veri e propri punti di ristoro attraverso i quali il lettore potrà trovare conforto grazie alla punteggiatura desiderata e strettamente necessaria, mai superflua. E' un continuum sorprendente, un bellissimo esempio di moderno testo fittato e mutaforme, da apprezzare e riscoprire lettura dopo lettura.

 

quale oscura dittatura di pensiero si celava in esso al punto di implodere di colpo il vento si ribellava soltanto all’idea di quella parodia di vita è il branco dei sapiens sapiens ominide o scimmia od omuncolo che tu sia devi esserne membro onoriario altrimenti non sei un cazzo di niente un cazzo di niente tu e la tua manciata di neuroni stanchi ,,,::.,,!.,.,;?,! che cosa immaginavi eh che cosa avresti sperato sparuta bestia con la parola dall’olfatto represso ti sembra strano ordunque ma che cosa è strano se non gli strani siti in cui navighi a comando dettati da chi se non da te stesso .,.,...,,?!?, te l’avevo detto te l’avevo detto te l’avevo detto ecco che cosa succede a maneggiare l’immaneggiabile ora non potrai più raccontarlo ah ah ah ah ah .,:,.!.!.!; farai la fine del topo nel cassetto la relazione matematica che in nepero contraddistingue una scala a chiocciola booleana la conosci bene è sempre la stessa e tu stai al centro dell’immane dardo come in una folle tromba d’aria che gela l’anima ..,,;.,,,,..,, ecco spiegato il perché del comune itinere della serie siamo tutti dentro ad un enorme cavallo di troia amico e tu hai visto amico che fine ha fatto anita e tutti quelli come lei il filmato era eloquente non trovi ma quanto meno lei ci ha messo la faccia ,.,!.;..?,,, è il concetto della montagna che si estende fino alla radice fino alle estreme conseguenze fallo tu allora fallo se ne sei capace invece di nasconderti dietro idoli di rame come fece bebo eri tu quello della foto vero sembrava tutto facile prendere senza dare ma l’esperienza non è gratis non è mai gratis anche quando tutto il resto sembra gratis dovresti averlo imparato ,.!,,:,,?!.;,, le immagini si confondono ora tutto ronza e si mescola fragile come bava di tornitura raschiante e in ombra segui allora i tuoi piedi loro sanno dove andare oh sì eccome se lo sanno prendi bebo per esempio se solo sapessi chi è questo dannato bebo in cima ad ogni classifica c’è lui bebo ed è come una grande spirale mistica che tutto avviluppa una immanente orgia di significato nel più classico dei deja vu ,.;,!,;;?,.:.,.,., strani pensieri si rincorrono arriverà :uovo un giorno la verità si rivelerà cruda così come è nuda senza veli senza mutande quasi svergognata ai nostri occhi sono cose che fanno male un duro colpo nella bocca dello stomaco che diventa allora bocca della verità ma muta mai mutevole vista la sudditanza e ci sarebbe da chiedersi se sarà rappresentabile in foto prima o poi similmente ad un sancta sanctorum modernizzato ,.,,!:,,,.,;..,.,., la patata è bollente specie entrando in un metacafè freddo e altezzoso l’hai visto quel video vero quel video in cui rebelde cavalcava nuda con la chioma rasata a zero uno spettacolo postimpressionista di cattivo gusto preferivo di gran lunga la mininova lei almeno tra tutte le donne aveva una testa pensante e gode di una stima notevole nell’ambiente dei wiki quello che può da e quello che può prendere lo prende non ha paura le donne lo sanno come la moglie di bebo ,.,,..,:.,.,..,.,,., spesso era ubriaca ma tra la botte la moglie ed i buoi si è sempre preferito il toro valenciano alla vacca non è certo applicabile la teoria della salama da sugo tutto questo geddes sciovinista da quattro soldi l’andamento che si prefigura è a dente di sega così drammaticamente variabile nei toni complessivi ricorda un gretto manico di scopa tutto fumo e niente arrosto quasi a dire che cambiare si può non si deve !,!.,,:..,.,.;,..:,.,;,., l’aveva detto anche parker del resto in tempi non sospetti prefigurando un’applicabilità pratica all’anticonsumismo dexteriano e qui eccone la nobilitazione a dogma pronta e servita su un piatto d’argento quello stesso piatto che bebo si rifiutò di vedere pensando forse erroneamente che la formula per calcolare un'area fosse differente dalla formula per il calcolo del perimetro ma qui la geometria dei quanti c’entra poco o niente ed è questo in ultimo il vero significato dell’esistenza !.,:.,,.;:!?,..,,.;,.,!:

chicotrapella - mercoledì, 24 ottobre 2007 | Permalink | commenti (15)
tags: cultura, letture, suggestioni, autori, sperimentazione, tecniche pratiche
Quello che sto per annunciare farà la gioia di molti di voi, lo so bene. In tanti ce lo avevate chiesto, davvero a gran voce, davvero con appassionata insistenza, ed eccoci qui: il popolo chiede, la Fucina risponde.
Mi scuso per l’assenza più prolungata del previsto, ma abbiamo letteralmente fatto i salti mortali per organizzare questo evento, che come sempre non sarebbe stato possibile se non grazie alla preziosa ed insostituibile collaborazione di Azeglio Cacciot e il suo staff del Mercuriale. Grazie di cuore ragazzi, grazie per la passione che ci mettete ogni giorno! E grazie anche ad Edizioni Cassiopea, che continua a credere in noi e che ha deciso una volta di più di accompagnarci per mano nel nostro cammino di sperimentazione e ricerca.
Ma basta con i preamboli, ora, e veniamo al dunque! Non è senza emozione che, ancora una volta, sto per darvi appuntamento al Centro Civico Serroni, in via del Pratello a Bologna, Sabato 29 Settembre alle 21:00 per
 
L’INGANNO DEGLI INGANNI
un monologo di C. Simon
riadattato, rivisto ed interpretato da
Giulio De Rimondi
 
Ecco: il post potrebbe tranquillamente essere chiuso qui.
Qualsiasi discorso rischierebbe di risultare superfluo, in casi come questo, eppure due parole vorrei spenderle ugualmente a favore del grande, irreprensibile Giulio. In qualche modo glielo si deve, per onestà intellettuale ma non solo: glielo si deve per gratitudine, verrebbe da dire, perché il lavoro di questi anni ha arricchito ognuno di noi di una forza nuova, sorprendente, costruita con dedizione ed audacia per mezzo della costante e delicata manovra operata da Giulio nel reinventarsi, giorno dopo giorno, di parola in parola, nel rimettere in discussione tutto attraverso se stesso, che nella sua personalissima visione del reale equivale a mettere in gioco in primo luogo se stesso, attraverso il tutto. E capite bene quanto si tratti di una logica tutt’altro che comoda, tutt’altro che semplicistica.
Il Giulio De Rimondi scrittore lo conoscete. Probabilmente meno nota ai più è la straordinaria attitudine teatrale del De Rimondi, la sua propensione scenica, l’irresistibile e prostetnico carisma comunicativo unito ad una raffinatezza di pensiero non comune, doti che indiscutibilmente hanno fatto e fanno di lui un artista completo, a tutto tondo.
De Rimondi non è nuovo ad estroflessioni di questo genere. Così come fece nel 2001 con la fortunata trilogia (sempre di Simon) del Bambino Cresciuto, che tanto successo riscosse nelle banlieu parigine, egli ha voluto curare personalmente ogni singolo aspetto della rappresentazione, trasformando il già articolato monologo di Simon in uno spettacolo pirotecnico all’interno del quale il pubblico gioca un ruolo chiave. Del resto, come sappiamo, De Rimondi ha fatto della sua vocazione alla polemica, alla provocazione, alla denuncia non solo un segno distintivo, ma una vera e propria misson sociologica.
Ecco che allora quella che dapprima potrebbe sembrare una abbozzata introflessione onirica si va schiudendo poco a poco, lambendo stralci di visceralità assoluta, fino alla vertigine; da qui la folle, disperata discesa che inevitabilmente dovrà condurre il singolo ad una comune presa di coscienza, abbandonando ogni cieca logica manichea a favore di un più consapevole agnosticismo sociale, che per sua stessa definizione non potrà mai piegarsi alle logiche consumistiche e opprimenti dettate del sistema (inteso come controllo preordinato delle menti).
E’ chiaro che una denuncia di questo tipo diventa allora molto pesante. De Rimondi se ne assume piena responsabilità, tanto da indicare con inaudita lucidità il mezzo principe di questa drammatica opera di anestetizzazione collettiva: la televisione. E’ il topos della rappresentazione. De Rimondi, con un cinismo critico senza precedenti, scardina uno ad uno i plasticei pilastri che costituiscono, in maniera così ingannevole, la sovrastruttura massmediatica, facendoli letteralmente saltare come birilli, con una nonchalance quasi imbarazzante. E’ un’azione veramente impietosa. Non sazio di una seppur così profonda demolizione concettuale, De Rimondi intraprende una demolizione materiale che travalica la mera provocazione per assumere i contorni ben delineati della catarsi. Una catarsi collettiva. Sarà il pubblico stesso, infatti, ad offrire in olocausto il proprio televisore, immolando con esso la propria condizione di prigionia. E quando il maglio (non più figurato ora, ma che al contrario ha preso corpo, sostanza e vigore) di De Rimondi si abbatterà con violenza su ogni tubo catodico, su ogni singolo cristallo liquido, e questi esploderanno devastati in mille pezzi, o si accartocceranno tragicamente in un fragore assordante davanti agli occhi luccicanti del pubblico, in una sorta di trance distruttiva purificatrice, ecco che allora sì l’inganno degli inganni non sarà solamente svelato, ma superato. Insieme. E chissà che forse, per la prima volta, non potremo tutti tornare a casa più liberi e più leggeri, o quanto meno diversi.
 
P.S. Come consuetudine, per chi vorrà, seguirà dibattito informale a caldo con Azeglio Cacciot del Gruppo Mercuriale. Non mancate.

(a cura di Nevio Scannabucci)

Di lieve farfalla
 
su algide lame
 
permane l’aroma.
 
Geloso lo serbo
 
sublime retaggio
 
d’un mantecare d’anime.

(a cura di Nevio Scannabucci)

Impalpabili crogiuoli del niente.
 
Sfuggevoli appendici di vite perdute.
 
Fottute ombre che danzano, grigie, sotto letti vuoti.
 
Gatti di polvere, ecco cosa siamo.
nevios - mercoledì, 07 febbraio 2007 | Permalink | commenti (15)
tags: suggestioni, collaborazioni, arte visiva, metapoetica