Forse sono io, siamo noi ad essere sbagliati. Non so più.

Forse è il nostro modo di lavorare, di fare divulgazione, di esser sempre in prima linea, di esser sempre troppo onesti, troppo trasparenti. Forse è questo, sì. Forse la blogosfera che ci immaginiamo non esiste, o non è mai esistita. Forse noi non viviamo lo strumento blog nel modo corretto, proprio come leggevo in giro da qualche parte un paio di giorni fa, su un sito di certo molto più autorevole del nostro, e con dei commentatori di gran lunga più preparati.

Forse, anzi sicuramente, abbiamo ancora tanto da imparare per saperci muovere bene in questo strano mondo così sdrucciolevole e fittizio, che per sua stessa natura non ci sarà mai del tutto congeniale credo, e che anzi, ancora oggi, non nego ci risulti oltre modo stretto.

Quello che è certo è che fa male.

Fa male perchè ci hai messo dell'impegno, ci hai investito del tempo, delle risorse, hai speso parole, hai preso contatti, ci hai messo la faccia, ti sei sbattuto, ti sei fatto un mazzo tanto. E per cosa?

Per aprire Shiny Stat, ancora una volta, dopo mesi e mesi da quel durissimo sfogo, e trovare questo:

 

- foto veline senza mutande

- le veline nude senza mutandine

- brigitta bulgari + diego conte + video scandalo

- melissa satta nuda

- melissa satta + paris hilton + britney spears = un paio di mutande in tre

- la velina senza mutande era la bionda o la mora? devo sapere

- patonze al vento

- patonze al vento come se piovesse

- guida alla sandrona 2.0

- i migliori siti porno selezionati da matteo p

- come intraprendere la dolorosa via del pugnale

- siti intimisti gratis

- "paris hilton" blog menstyle

- melissa satta + miele

- britney spears + vasca da bagno + hot gallery

- sollazzo video xxx

- mi farei la lecciso + ho dei problemi?

- se è vero che il tronista della de filippi si è trombato una pornostar coi capelli di megaloman

- se il video di brigitta bulgari e diego conte è veramente casuale come dicono + se gli asini volano per davvero

- se è vero che ninna erre è un fake di buona fattura

- se è vero che ninna erre maneggia: uovo

 

Fa male credetemi. Fa molto, molto male.

Fa venir  voglia di mollare tutto.

Soprattutto - ed è questa la cosa più sconcertante di tutte - se certe parole, prima d'ora, non ti eri mai nemmeno sognato di scriverle, se certi argomenti qui non sono mai stati nemmeno sfiorati, se il sottoscritto ignora la quasi totalità dei suddetti argomenti e, non ultimo, se certe immagini o certi filmati (come tra l'altro si può vedere dalla foto che allego in calce) non sono mai, mai, mai state pubblicate da queste parti, e voi lettori ne siete testimoni e che Dio vi aiuti. Evidentemente esiste una richiesta talmente folle e disperata da travalicare finanche le basilari leggi dell’informatica. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno preoccupante, allarmante, da non sottovalutare affatto. E’ l’apologia della patonza come tragico sintomo dell’irreversibile decadenza di una nazione. Dev’essere questo.

Non saprei che altro dire se non che sono disgustato. E basta.

Speriamo in tempi più felici.

 veline senza mutande

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


P.S. Domani parto alla volta di Marsiglia, per una importante conferenza sul Grande Magnete. Ve ne riferirò al mio ritorno, naturalmente se avrò ancora voglia di perder la salute per questo dannato spazio web. Ora come ora non so, devo essere sincero. Sono tremendamente depresso.

Au revoir,

C.T.

chicotrapella - martedì, 01 aprile 2008 | Permalink | commenti (9)
tags: cultura, britney spears, blogosfera, mutande, trasparenza, veline


La Delinking Week è stata veramente intensa. Intensa e fruttifera, sotto tanti punti di vista, specie per voi amici bloggers. Il coraggio è stato premiato, ancora una volta, trasformando l'impossibile in possibile, il sogno in realtà, la realtà in magia, la magia in sogno. Ed ecco che il germe della speranza ha attecchito, dapprima timidamente, poi sempre più con forza, con tenacia ed appassionato ardimento, crescendo piano e sbocciando infine in quella che io definirei una straordinaria presa di coscienza collettiva, una croissance cognitive davvero sorprendente di questi tempi, che per certi versi mi ha addirittura ricordato la primavera lionese del ‘75. Sorprendente, sorprendente è la parola giusta. Sono fiero di voi.

Il pachidermico convoglio-titanic non è ancora al sicuro, no, eppure venerdì scorso ho avvertito distintamente un vigoroso colpo di timone. Credo che ognuno di voi l’abbia avvertito. La nave ha ondeggiato a lungo, paurosamente, nel buio, ma ora siamo qui, ci siamo, ci siamo ancora e venderemo cara la pelle, potete scommetterci; rimarremo saldamente abbarbicati alla speranza con tutte le forze delle quali disponiamo, caparbi come mai, affinchè la speranza stessa non affondi insieme a noi, insieme all’ultimo di noi.

E’ una grossa responsabilità, me ne rendo conto. E’ una sfida che la Fucina si sente di accettare per non tradire se stessa e la propria identità. Abbiamo ragionato a lungo in questi giorni, e una volta di più vorremmo rassicurare i tanti che ci hanno scritto allarmati paventando un improvviso cambio di programma nella nostra linea editoriale. No, amici, niente affatto. Non temete. Non ci vedrete né cospargerci di miele né cantare Mariah Carey, né ci udirete gemere in un’umida vasca da bagno. So che a qualcuno piacerebbe ma noi non lo faremo. Non a breve termine almeno. No. Noi non ci svenderemo al primo offerente. Non tradiremo la nostra missione. Non twitteremo, giammai, noi non twitteremo. Non scriveremo su Grazia, non affronteremo il tanto discusso tema peperoni, pur consapevoli del fatto che il tema peperoni, oggi, tira come una bestia e ti consente frotte di accessi facili. Tutto ciò a noi non interessa. Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, con grande umiltà. Continueremo a divulgare e a fare cultura senza mutande e lo faremo con lo stesso identico spirito del primo giorno, credetemi, potete state tranquilli. Non cambieremo. Rimarremo noi, rimarremo Fucina, fino alla fine.

 

p.s. Per chi desidera approfondire l’argomento se ne parla a lungo anche qui.

chicotrapella - lunedì, 11 febbraio 2008 | Permalink | commenti (4)
tags: riflessioni, manifesto, servizio, blogosfera, mutande, trasparenza


Non amo questo genere di post, eppure eccomi di nuovo qui a dover puntualizzare l'ovvio, a dover rimettere le cose al loro posto, a trovarmi costretto a dare una bella pettinata a qualcuno, un'altra volta, di nuovo. Uff. E' dannatamente seccante, credetemi. Eppure, a quanto pare, necessario.

E così eccomi qua.

Un anno fa non sapevo nemmeno che esistessero, costoro. Ignoravo la loro esistenza. E stavo bene. Perchè questa gente, vedete, è gente meschina, dannosa e malata. Sì, malata. Non ho intenzione di usare mezzi termini stavolta, sia chiaro. Chè questi sono parassiti, ecco cosa, sono frustrati, certo, sono persone che nella vita non hanno niente, niente al di fuori della loro triste tastierina e del loro miserrimo computerino del menga. Bravi, bravi. Vi sentite al sicuro, vero, dietro a quel vostro bel monitorino eh? Chi ve l'ha comprato, il paparino? E nella stanza a fianco chi c'è? C'è la mammina che vi ha appena rimboccato le copertine? O la nonnina che vi ha imboccato la minestrina? Oh, poveri!

No, non ho nessuna intenzione di compatirvi, sappiatelo. Cristo santo, SVE-GLIA-TE-VI!!! Il mondo reale è un altro, bamboccioni cresciuti che non siete altro! Attivare i neuroni non è un reato! Eh che diamine!

Vi immagino lì, nella vostra zuccherosa cameretta, immersi in quella rassicurante bambagia domestica, mentre magari fuori c'è gente che si fa un culo grosso come una capanna. Magari. E non riesco a provare compassione. Hey, sto parlando anche a te, Matteo P, o a te, caro il mio Ardizzoni, che non hai niente di meglio da fare se non venire qui a rompere i cosiddetti a noi altri. E pure a te, JM, non credere, ti conosco, fai parte anche tu dei Ringo Boys. Che cosa volete dimostrare eh? Me lo dite una buona volta? Qual è il vostro credo, quale la cultura, il messaggio che portate avanti? Vorrei capirlo. Voi che sul comodino ostentate – mi sembra di vederlo – roba tipo "la ballata delle prugne secche" – tipico! – e avete pure il coraggio di classificarla come libro (brr), o che basate la vostra ideologia sulla barzelletta n°152 della raccolta su Totti; voi, voi che avete svenduto il cervello al primo arrivato, senza ritegno, della serie emisfero sinistro offerto in olocausto nei lunghi pomeriggi Defilippiani ed emisfero destro lucchettato saldamente a Ponte Milvio, osceno obolo al dio Moccia; voi che – potrei scommetterci, potrei scommetterci! – arrivate qui digitando "britney spears senza mutande" o "non ci sto dentro se non vedo entro max un minuto l'ultimo video con paris hilton nuda mi aiuti la prego signor google mi dica dove posso trovarlo è importante!!!".

Proprio voi. Babbei.

Continuate pure così, continuate, Chico Trapella non è nessuno per impedirvelo. Ma sappiate una cosa: che da oggi, in Fucina, si cambia ufficialmente registro.

Da oggi, in Fucina, non c'è più trippa per troll.

(fate i bravi, aderite alla campagna...)


Mi accingo a scrivere questo post con una punta di irritazione, non intendo nasconderlo.

La gioia e l’esaltazione vissute recentemente – vedi Monvalle e vedi De Rimondi, ma anche altri succosi progetti che si stanno concretizzando in questi giorni – sono sacrosante, ma non devono minimamente indurci a perdere il contatto con la realtà. Una realtà, lo sappiamo, terribilmente arida, desolata e desolante, una realtà che mai come adesso sembrerebbe compiacersi del suo lato più buio, più triste.

 

E’ pratica diffusa, tra i giovani bloggers, quella di spulciare tra le chiavi di ricerca, o referrers, o referral, o so ben io/lascia pur dire a loro. Tra le tante abitudini discutibili che costoro si ostinano a portare avanti, questa, per lo meno, mi sembrava un’operazione carina, simpatica, innocente.

Ripeto: carina, simpatica e innocente.

E qui, perdonatemi, pur non essendo persona avvezza alle volgarità gratuite – mi conoscete – corre l’obbligo di un secco, oserei dire doveroso‘sto cazzo.

 

Che delusione…

Analizzando il mese di settembre 2007 i dati sono a dir poco sconfortanti. Fanno venir voglia non dico di mollare tutto, questo no, ma di mollare Shiny Stat almeno sì, perché proprio allora mi dico che non ne vale la pena. E non sto parlando di quantità di accessi, sia chiaro, che quelli li abbiamo sempre lasciati volentieri al trionfatore del MHB e al suo giardiniere (senza offesa intendiamoci; anzi, li saluto). Qui stiamo parlando di altro: parliamo di attitudine alla cultura, parliamo di ricerca del bello, di ansia del bello, di slancio intellettuale, di vero interesse della gente verso un ideale più alto, da inseguire con passione e sacrificio ogni giorno di più, e ancora e ancora.

E invece no, niente di tutto questo. Credetemi amici, se vi dico che aprire quella finestra è stato un po’ come affacciarsi su di un pauroso abisso senza fondo in cui il nulla alberga sovrano, sinistra proiezione dei più cupi recessi della mente umana.

 

Britney Spears. Paris Hilton. Nude. Senza mutande.

 

Ecco, papale papale, che cosa cerca la gente. Ecco che cosa la gente vuole, che cosa la gente si aspetta da questo blog, dal web, dalle istituzioni, dalla società intera. Cultura? Bello? Impegno? Crescita intellettuale? Macchè. Britney Spears e Paris Hilton, possibilmente nude e possibilmente senza mutande. Ecco tutto. Altro non serve. Il resto è out, roba vecchia, spazzatura, così come qualcuno auspicava da tempo, probabilmente, in nome di una pseudo ideologia plasticea, mediocre, omologante, piatta. Drammaticamente piatta, come da copione.

Beh, signori miei, se è questo che volevate sentirvi dire eccomi qui, eccomi a decretarlo, solo con un filo di legittima amarezza: avete vinto.

Non sono io, è Shiny Stat stesso a recarne testimonianza, tragico specchio di una realtà distorta, sanguinoso campo di battaglia profanato da un nemico senza scrupoli, che gode nel procurarne scempio.

 

45 chiavi settembrine di ricerca.

Ecco allora che qualcuno, timidamente, si affaccia digitando “trapella”, o “fucina trapella”, o si produce in un temerario “rui mong”. Apprezzabile, ma parliamo di tre, quattro persone. Mosche bianche. “Apollinaire”, “Laplace”, “De Rimondi”, ecco arrivare qualcun altro… e poi “serroni via del pratello”, sì, forse ci siamo… qualcuno che si interessa al centro civico, agli spettacoli… la speranza è viva… forse non tutto è perduto…

No, amici miei, no. Finiamola di illuderci.

In tutto fanno 14 chiavi di ricerca su 45. 14 su 45.

 

Le restanti 31 (ben il 69%, e non credo si possa parlare di coincidenza a questo punto) non sono altro che uno stucchevole minestrone di quelle quattro parole che ora non voglio ripetere, reimpastate, reimpapocchiate in tutte le salse possibili e immaginabili: e le voglio senza censura di qua, e le voglio in un video di là; e le voglio in foto di su, e le voglio in padella di giù. Noioso nonché irritante, a maggior ragione se le intenzioni che ci muovono sono ben altre e ben più nobili. E quasi quasi dimenticavo, ciliegina sulla torta, i 3 in cerca di “studenti arrapati”… Che tristezza.

Non sono un moralista né un bigotto né un censore, non lo sono mai stato, eppure ora ne ho le scatole veramente piene, lasciatemelo dire. Solo l’idea che tutte queste persone si presentino in Fucina barzotte mi indispone in un modo che non potete capire. E perché poi? Solo perché una volta – in un contesto di un certo tipo, molto più complesso e articolato – sfiorai l’argomento? Siamo messi male.

 

La mia speranza inizialmente era che un post di questo tenore potesse rappresentare una sorta di deterrente per l’esercito dei suddetti barzotti. In questo momento però, mentre sto scrivendo, questa prospettiva mi appare già fin troppo utopistica e farraginosa, se non anacronistica.

Non credo sia la soluzione al problema.

Pertanto: fate quello che volete. La Fucina è pur sempre (anche) un blog di servizio, lo sapete, quindi andate, andate pure, abbuffatevi tranquillamente delle vostre malsane proiezioni immaginifiche, fatevi una bella scorpacciata di mutande di Britney Spears o di chicchessia alla mia salute, gozzovigliate in compagnia dei vostri discutibili feticci virtuali. Proseguite imperterriti sulla tormentosa via del pugnale, se proprio lo desiderate, se è questo che sapete fare meglio. E’ la Fucina stessa che vi esorta, che vi sprona e che vi smista, parimenti ad una stolta mandria di bovini: di qua, di qua, di là. Per Britney a destra, per Paris a sinistra. Mutande sempre dritto. Per gli studenti arrapati, al semaforo, chiedere.

 

Andate in pace, cari miei, sfogatevi, ma se tornate qui almeno abbiate la decenza di farlo a mente fredda, che di tempo da perdere noi non ne abbiamo. Dobbiamo lavorare. E se c’è una cosa della quale proprio non abbiamo bisogno è una patetica banda barzotti smidollata e cialtrona, che versa in condizioni pietose irraccontabili persino ai suoi stessi simili.

Bonne chance.


shamestat
chicotrapella - lunedì, 08 ottobre 2007 | Permalink | commenti (19)
tags: cultura, riflessioni, servizio, britney spears, blogosfera, mutande, trasparenza
A seguito delle roventi polemiche scatenate dal precedente post, polemiche senza dubbio costruttive, certo, ma in parte anche contaminate, spiacevolmente contaminate devo dire da dosi massicce di astiosità, illazioni gratuite e malafede, sento il bisogno di precisare un paio di cose importanti. Molto importanti. Ne va dell’intera credibilità del progetto-Fucina.
Premetto che non mi esprimerò ulteriormente sulla questione Grande Magnete, non per ora almeno. Gli animi sono ancora fin troppo infuocati ed io non sarò così sciacallo da cavalcare questa onda emotiva per un mio tornaconto personale a livello di visibilità, no davvero.
Tuttavia vorrei fosse chiaro, una volta per tutte, ciò che deve aspettarsi o non aspettarsi il lettore da questo nostro blog, e cosa noi dobbiamo al lettore in termini di servizio, al fine di evitare sgradevoli fraintendimenti futuri.
 
E allora per prima cosa, con estrema serenità, a nome della Fucina tutta desidero dirti questo, carissimo lettore-avventore: che se sei in cerca di informazione spicciola, disimpegnata, da bar sport, questo non è il posto che fa per te. Sono desolato. Non ti deprimere però, mi raccomando, non arrenderti così facilmente caro avventore un po’ superficialotto. Che di bar sport il mondo è pieno, pullula; guarda: ce n’è uno proprio lì all’angolo. Quindi vai, accomodati pure. E fatti una bella sorsata di tragico niente alla mia salute.
Però dopo, per cortesia, evita di presentarti qui, sbronzo, a pisciarmi le tue mediocri sentenze sulla moquette del salotto.
Caro avventore, sei per caso in cerca di facile pubblicità per il tuo imperdibile, fantasmagorico blog? Okay, in fondo non c’è niente di male, lo capisco, è più che legittimo il desiderio di condividere con gli altri le proprie idee e la propria interiorità. Del resto a chi non interesserebbe sapere dettagliatamente che ieri, subito dopo che avevi litigato così furiosamente con la tua fidanzata perché ti eri dimenticato di videoregistrarle l’ultima puntata di Uomini e Donne hai deciso di prenderti finalmente del tempo per te stesso e hai fatto quella rilassantissima passeggiata al mercato rionale dove tra l’altro sei riuscito finalmente a reperire quella rarissima statuetta del presepe proprio quella del pastore albino che pensavi di non trovare mai ma proprio mai mai mai più? Certo io non me la sento di escludere a priori l’esistenza di un qualche squilibrato che desideri veramente sapere tutto questo.
Però ti prego, se puoi, almeno, cerca di non venire qui a chiedermi di votarti al tal-concorso del tal-tizio del tal-sito, spudoratamente, senza alcun ritegno. Altrimenti fallo, fallo pure. Ma sappi che la cosa migliore, la più bella che ti potrà accadere è che io non ti voterò. Tutto il resto (leggi: il modo più efficace per fartela pagare frantumandoti quel briciolo di reputazione che ti è rimasto) lo valuteremo, e attentamente, di volta in volta.
Caro il mio avventore birichino nonché porcellone, sei forse tu in cerca di una frizzante emozione virtuale, di un effimero squarcio di piacere che, per quanto fuggevole, ti aiuti ad emergere dalle grigie miserie della tua vita quotidiana? Bravo. Ma Fucina Trapella non è il sito che fa per te, fattene una ragione. Qui non troverai immagini di Paris Hilton nuda, né foto di Britney Spears senza mutande, né video di Paris Hilton e Britney Spears nude e senza mutande. E a dirla tutta temo che non le troverai nemmeno col cappotto. Così come non troverai quei filmati girati a scuola col telefonino, quelli tanto di moda al giorno d’oggi, quei video che stai cercando da giorni e giorni con copiosi rigagnoli di bava alla bocca – ma guarda come ti sei ridotto – , quelli in cui gli studenti del liceo se la fanno con l’insegnante che se la fa con la preside mentre altri studenti arrapati filmano la bidella che si tocca pensando a Britney Spears nuda insieme a Paris Hilton senza mutande. O era il contrario, non ricordo. Ma io dico: ci rendiamo conto a che punto siamo arrivati?
Ricapitolando: qui non troverai nessuna foto, immagine, video, filmino o filmato che dir si voglia che possa riguardare gente nuda o in atteggiamenti compromettenti e/o promiscui, deprecabili, fini a sé stessi. In altre parole se sei in cerca di materiale che abbia a che fare con il sesso inteso come pornografia, con la pornografia intesa come sesso, con Paris Hilton intesa come nuda o con Britney Spears intesa come senza mutande – era lei quella senza mutande mi sa – e tutto questo magari lo stai cercando gratis – eh beh certo, gratis, perché abbiamo pure il braccino corto – se stai cercando tutto questo dicevo, allora sappi che qui alla Fucina Trapella non lo troverai.
Non solo. Sarà lo stesso staff di Fucina Trapella a farsi carico personalmente e con discrezione del delicato compito di informare tua moglie, o chi per lei, a proposito delle tue scorribande proibite sul web.
Caro il mio bel avventore.
Già. Avrei tante altre cose da dirti, ma forse è il caso che mi fermi qui.
Anzi no.
Perché io lo so come sei fatto. Tu pensi di poter venire qui a criticare tutto, tutto quanto, tipo che so, ne dico una, il template. Sì, proprio quello che stai osservando in questo momento con quell’aria da infelice.
Ti fa vomitare, non è vero?
Beh, ci stiamo lavorando. Scusa tanto se non siamo dei perdigiorno come te, fannulloni che non fanno altro che stare al pc, a mettere insieme tag, a dispensare links, a testare tools. Il tuo template è più fico del nostro, e con ciò? Qui si bada ai contenuti. Non mi parlare di template, allora, non mi parlare di template di wordpress, che sono meglio dei template di bloggers, che sono peggio dei template di splinder, che assomigliano ai template di ‘sto cazzo, di ‘sto grande, grandissimo, beneamato cazzo. Non parlarmi di template. Non so neanche come si scrive la parola template, amico, se il plurale è template o templates, pensa un po’. E poi basta: ho detto non me ne parlare.
Chiedo scusa se ho alzato leggermente i toni, spero che nessuno se ne sia avuto a male. E’ che certe cose mi mandano al limitatore, sul serio, mi offuscano la ragione e purtroppo non so che farci; è più forte di me, chiedo venia. Come ad esempio quel brutto modo di fare che avete voi bloggers, o almeno alcuni di voi – i più meschini – di sfoggiare ad arte un campionario collaudato di trucchetti di una bassezza disarmante, pietosa, al fine di convogliare presso di voi i visitatori più sprovveduti, seminando qua e là manciate e manciate di parole-esca quasi foste vili bracconieri senza scrupoli, miserabili cacciatori di frodo dell’attenzione altrui, indebitamente carpita, impunemente sottratta.
No, non si fa così.
Fucina Trapella prende le distanze da questa folle giostra, da questo squallido teatrino, ed eccomi qui a ribadirlo a gran voce.
 
In ultima analisi, ecco perché il nostro amato lettore-avventore, esule e naufrago nello sconfinato quanto sconfortante oceano del nulla, sa di poter trovare in Fucina Trapella un approdo diverso, accogliente, costituito da solide fondamenta.
Egli sa che potrà bussare con fiducia alla nostra porta e ad accoglierlo sarà il bello, l’arte, la cultura. Ma anche e soprattutto la sperimentazione, la ricerca, l’approfondimento. Sentieri non battuti per giungere allo sviluppo, oserei dire alla esaltazione ultima della sensibilità collettiva ed individuale, con impegno, perché no, anche con fatica.
Perché questa rimane pur sempre una Fucina, non dimentichiamocelo: da focina, ovvero officina, ma allo stesso tempo anche da focus, focos, vale a dire un luogo dove si suda e si lavora, dove si produce, si plasma, si forgia, sospinti da un fuoco creativo che tutto infiamma e monda, monda e infiamma, vigoroso ed instancabile.
Ed è anche un avamposto. Posto-avanti. Sì, prima di tutto perché siamo ben consapevoli di quanto sia necessario anticipare i tempi, se non si vuole poi correre il rischio di rimanere impantanati nelle torbide paludi del vecchio. Ma soprattutto perché c’è una guerra in atto. Una guerra sommersa, probabilmente, ma non per questo meno drammatica. Il nemico è alle porte! Sveglia! Appiattimento culturale, omologazione del pensiero, povertà di contenuti, queste le sue infide armi. E noi siamo chiamati a resistere.
Ecco perché c’è bisogno di un avamposto. Ecco perché c’è bisogno di Fucina Trapella.
 
Bene. Dovrebbe essere tutto per ora.
Mi scuso per la lunghezza dell’intervento, d’altronde capite anche voi quanto fosse indispensabile. Spero di aver dissipato eventuali dubbi e perplessità. Non mi aspetto un unanime consenso popolare, sarebbe sciocco ed utopistico da parte mia, anzi, lungi da me. Quello che mi auguro, piuttosto, è di aver contribuito a creare un clima di interscambio formativo decisamente più mite e disteso, che ci consenta di continuare a camminare insieme nella maniera più proficua possibile.
Se sapremo lavorare in questo modo, con grande pacatezza e senso di responsabilità, sono sicuro che presto potremo permetterci di riaffrontare anche il discorso Grande Magnete.
 
C. Trapella